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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Il progetto

Dall'Atlantico al Mediterraneo: il maxi gasdotto che potrebbe collegare la Nigeria alla Sicilia

Misurerà 4mila chilometri e attraverso il Sahara giungerà in Algeria. E da qui all'Europa

Dal Golfo del Biafra al Mediterraneo, passando per il Sahara: in totale, oltre 4mila chilometri di tubi che dal Sud della Nigeria potrebbero portare 30 miliardi di metri cubi di gas all'anno fino in Algeria. E da qui alla Spagna e all'Italia. E questo il progetto concordato dai governi di Algeria, Niger e Nigeria, che questa settimana hanno firmato un memorandum d'intesa per dare vita al gasdotto trans-sahariano, il Tgsp.

L'idea non è nuova: già nel 2009 si discuteva di come collegare all'Europa i promettenti giacimenti di gas nigeriani, ma il progetto rimase nel cassetto per diverse ragioni. Oggi, la crisi energetica che sta affrontando l'Unione europea in seguito alla guerra in Ucraina e alle tensioni con la Russia, ha rilanciato i piani dei tre Paesi africani. Tanto più visto che il gasdotto potrebbe contrastare i tentativi egemonici della Cina sulla stessa Nigeria, con Pechino che sta già finanziando la costruzione di un altro impianto per il gas nel Paese.

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A sbloccare l'impasse è stata l'Algeria, che sta cercando di trasformarsi nel nuovo hub del gas per l'Europa grazie ai suoi collegamenti con Spagna da un lato, e l'Italia dall'altro. E ad Algeri si è tenuto il vertice tra i ministri dell'Energia dei tre Paesi africani che ha portato alla firma di un memorandum d'intesa per la costruzione del Tgsp. 

Il contenuto del memorandum non è stato divulgato, ma alcuni dettagli possono essere ricavati dalla prima bozza di progetto del 2009: all'epoca, il costo per la costruzione era stato stimato tra i 10 e i 13 miliardi di dollari, e tra i potenziali clienti, oltre all'Europa, c'erano anche i Paesi africani, come quelli della regione del Sahel. 

Il problema è capire come affrontare le "formidabili sfide logistiche e di sicurezza" che l'opera comporta, come l'opposizione dei gruppi jihadisti, scrive la Reuters. "Un gasdotto come questo sarebbe estremamente vulnerabile, non solo agli attacchi dei jihadisti ma anche delle comunità locali se si sentissero sfruttati da un progetto da cui non traggono alcun beneficio", ha affermato Geoff D. Porter, esperto di energia con Consulenza sui rischi in Nord Africa.

Altra domanda che Porter avanza è chi finanzierà il progetto. È chiaro che gli occhi di Algeria, Niger e Nigeria sono puntati sull'Unione europea e sulle compagnie energetiche già attive nei loro Paesi, ossia l'italiana Eni, l'olandese Shell e la francese Total. Bruxelles ha già annunciato che aumenterà gli investimenti in Nigeria per l'acquisto di gas naturale liquefatto.  

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