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Sabato, 18 Maggio 2024
La battaglia / Grecia

I matrimoni gay potrebbero essere la "Waterloo" di Mitsotakis

Il primo ministro greco si trova a fronteggiare la potente Chiesa ortodossa e il suo stesso partito. In Grecia, la strada per i diritti civili è tutta in salita

Vorrebbe sancire "l'uguaglianza nel matrimonio", introducendo anche in Grecia "ciò che già si applica in altri paesi europei", ma per il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, il percorso verso la concessione di maggiori diritti civili rappresenta un'ardua sfida. Gli ostacoli principali sono rappresentati dalla potente Chiesa ortodossa, ma anche da molti esponenti del suo stesso partito - la formazione di centro-destra "Nuova Democrazia" - e dagli stessi membri del governo.

"Io, e tutti coloro che credono in questa legislazione, dobbiamo convincere i nostri parlamentari e di conseguenza quelli che potrebbero ancora avere una posizione negativa", ha detto nella sua prima intervista dell'anno con l'emittente pubblica del paese ERT

A seguito dell'intervento, però, uno dopo l'altro i deputati sono usciti allo scoperto dichiarando che non voteranno per un simile disegno di legge. In totale sarebbero tra i 60 e i 70 i parlamentari che si esprimerebbero contro l'introduzione dei matrimoni gay, stimano i media del Paese.

Due giornali conservatori, "Estia" e "Dimokratia", hanno affermato che la proposta di legge minaccia seriamente la maggioranza parlamentare del governo e potrebbe persino rivelarsi la "Waterloo" di Mitsotakis.

L'opposizione della Chiesa ortodossa: l'omosessualità "è un abuso del corpo"

Per quanto Mitsotakis si sia affrettato a rassicurare gli animi più conservatori promettendo che "la legge sulla genitorialità assistita non verrà cambiata" (attualmente vige il divieto), il grande timore della Chiesa ortodossa è che l'approvazione dei matrimoni gay possa essere un primo passo verso l'assunzione dei diritti genitoriali da parte della comunità LGBTQ+.

Esponenti ecclesiastici di spicco hanno suggerito che una simile rivoluzione porterebbe allo smantellamento della società greca, mentre il metropolita - figura intermedia tra il patriarca e gli arcivescovi - del Pireo, Seraphim, è arrivato a definire l'omosessualità "un abuso del corpo" e un "grande peccato".

Già in precedenza, Seraphim aveva minacciato la scomunica verso i legislatori che avrebbero votato a favore della legalizzazione delle unioni tra persone dello stesso sesso. La questione appare più delicata che mai e ancora pesantemente condizionata dalla presenza della religione. "Nessuna modernizzazione sociale e nessuna correttezza politica può ingannare il bisogno naturale dei bambini di avere un padre e una madre", ha dichiarato recentemente il Santo Sinodo.

Mitsotakis aveva dichiarato di voler introdurre i matrimoni omosessuali soprattutto in considerazione dei diritti dei bambini. "Non credo che nessuno dubiti di questa realtà: che le coppie omosessuali hanno figli e questi bambini non smetteranno di esistere, non scompariranno. Ma questi bambini non hanno uguali diritti", ha affermato il primo ministro, che ha poi portato l'esempio di una madre non biologica in una relazione lesbica che non ha accesso legale al figlio della coppia nel caso in cui la partner si ammali. "Questo bambino non ha diritti e andrà in un istituto". Allo stesso modo - ha proseguito - "un bambino nato all'estero non può diventare cittadino greco perché, molto semplicemente, in Grecia non riconosciamo il matrimonio tra persone dello stesso sesso".

Schiacciata tra l'ala conservatrice del partito, l'opposizione di sinistra che chiede riforme ancora più radicali e il perdurante potere religioso, la volontà di Mitsotakis è una prova politica che porta su di sé tutto il peso di una difficile modernizzazione, in una società considerata tra le più conservatrici in Europa.

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