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Venerdì, 21 Giugno 2024
Crimini di guerra / Bosnia-Erzegovina

Perché il massacro di Srebrenica non è ancora finito

L'Onu ha proclamato una giornata internazionale per ricordare le vittime del genocidio dei bosniaci nel 1995, ma il governo serbo ha protestato fermamente. Per i parenti delle vittime rappresenta invece un momento di riconciliazione

Il massacro di Srebrenica è una delle pagine più nere della storia recente del continente europeo, e nonostante siano passati quasi tre decenni rimane una ferita aperta. Nel luglio del 1995 furono circa 8mila le persone uccise in un'operazione di pulizia etnica nei Balcani ad opera delle forze serbo-bosniache. Il 23 maggio di quest'anno l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato per istituire una giornata annuale di ricordo di questo genocidio, ma l'opposizione da parte del governo serbo si è fatta sentire. La risoluzione è stata scritta da Germania e Ruanda, entrambi Paesi in cui hanno avuto luogo dei genocidi nel XX secolo. Il testo ha ricevuto 84 voti a favore, 19 contrari e 68 astensioni. La giornata scelta per la commemorazione sarà l'11 luglio.

Cosa è accaduto a Srebrenica

Nel corso delle guerre dei Balcani la città di Srebrenica era diventata un'enclave protetta dalle Nazioni Unite. Ciò nonostante l'11 luglio 1995, pochi mesi prima della fine della guerra civile in Bosnia, in cui persero la vita circa 100mila persone, le forze serbo-bosniache conquistarono il territorio e uccisero circa 8mila uomini e adolescenti, tutti musulmani della Bosnia. Il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia (Icty) e la Corte internazionale di giustizia hanno definito questo crimine come genocidio. "Questa risoluzione cerca di favorire la riconciliazione, nel presente e nel futuro", ha affermato l'ambasciatrice tedesca all'Onu Antje Leendertse. Su richiesta del Montenegro e per allentare le tensioni, gli autori della risoluzione hanno aggiunto che la colpevolezza del genocidio è "individualizzata e non può essere attribuita a nessun gruppo etnico, religioso o di altro tipo o comunità nel suo complesso". 

L'opposizione della Serbia

Nonostante queste accortezze diplomatiche il presidente serbo Aleksandar Vucic, presente a New York nella sede dell'Onu, ha reagito furiosamente, sostenendo che questa celebrazione "non farà altro che aprire vecchie ferite e ciò creerà un completo caos politico". Come segnale di contestazione, Vucic dopo il voto si è avvolto nella bandiera serba. In seguito sui social ha pubblicato un video relativo al suo discorso di riposta, scrivendo sul post " Coloro che volevano umiliare il popolo serbo hanno fallito e non ci riusciranno mai. Volevano segnarci, ma non ci sono riusciti e non ci riusciranno mai. Viva il popolo serbo, viva la Serbia!".

Il leader di Belgrado non ha negato gli omicidi di Srebrenica, ma ha accusato i Paesi che hanno approvato la risoluzione di aver "chinato la testa davanti a tutte le vittime del conflitto in Bosnia". Tutti gli altri Stati dell'ex Jugoslavia hanno votato a favore della risoluzione. Tra i Paesi dell'Unione Europea che si sono astenuti figurano Grecia, Cipro e Slovacchia. A manifestare il proprio dissenso ci ha pensato anche la potente Chiesa ortodossa serba, che in segno di protesta ha fatto suonare le campane di tutte le chiese nel Paese.

Srebrenica, quando l'Occidente lasciò massacrare oltre 8mila musulmani

L’appoggio della Russia alla Serbia

Nonostante i quasi trent'anni trascorsi dalla fine delle guerre nei Balcani, in alcuni territori la tensione non si è mai del tutto sopita. In particolare nella Repubblica Srpska, una delle due entità della Bosnia-Erzegovina, soffiano da tempo venti di secessione. Il leader serbo-bosniaco Milorad Dodik ha addirittura negato che nella città bosniaca sia avvenuto un genocidio, affermando che la sua amministrazione non riconoscerà la risoluzione delle Nazioni Unite. "Non c'è stato alcun genocidio a Srebrenica", ha dichiarato Dodik nel corso di una conferenza stampa a Srebrenica. Ad aprile aveva definito la risoluzione "una farsa", mentre migliaia di serbo-bosniaci erano scesi in piazza per contestare la proposta. Nella questione si è inserita anche la Russia, con l'intento di rafforzare la vicinanza tra Vucic e Vladimir Putin. L'ambasciatore russo all'Onu, Vasily Nebenzia, ha affermato che "se l'obiettivo degli sponsor era quello di dividere l'Assemblea Generale allora ci sono riusciti brillantemente". Nel 2015 Mosca aveva posto il veto a una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite  che condannava il "crimine di genocidio a Srebrenica".

Il dolore dei parenti delle vittime

Il crimine è ritenuto dagli storici la peggiore atrocità avvenuta in Europa dopo la seconda guerra mondiale. Insieme a questo Giorno della Memoria, la risoluzione condanna "qualsiasi negazione" del genocidio ed esorta i Paesi membri delle Nazioni Unite a "preservare i fatti accertati". Il dibattito che si è svolto all'Onu rappresenta un momento importante nella ricerca di pace per i parenti delle vittime del massacro, come nel caso di Kada Hotić, una donna che ha perso in quel massacro il figlio, il marito e due fratelli. "Coloro che hanno portato il loro popolo a questa posizione (di negazione del genocidio, ndr) devono accettare la verità affinché tutti possiamo trovare la pace e andare avanti con le nostre vite", ha dichiarato alla stampa Hotić, che co-dirige un'associazione di madri di Srebrenica.
 

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