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Una protesta contro le persecuzione degli uiguri a parigi - EPA/MOHAMMED BADRA

Una protesta contro le persecuzione degli uiguri a parigi - EPA/MOHAMMED BADRA

Le mascherine vendute in Belgio prodotte col lavoro forzato degli uiguri in Cina

Lo denuncia un'inchiesta condotta da diversi media europei. Il Parlamento di Strasburgo in una risoluzione ha condannato la persecuzione della minoranza musulmana

Delle mascherine chirurgiche prodotte in Cina grazie al lavoro forzato degli uiguri sarebbero state vendute a migliaia anche in migliaia di farmacie del Belgio. Lo afferma un'inchiesta fatta da diversi media europei tra cui Tijd e L'Echo, secondo cui i distributori del gruppo farmaceutico statunitense McKesson avrebbero distribuito delle mascherine del controverso produttore cinese Hubei Haixin.

La denuncia

In una delle sue fabbriche circa 130 donne uiguri sarebbero state ancora costrette a lavorare fino allo scorso settembre. Queste donne sarebbero state portate con la forza all'inizio dello scorso anno nella fabbrica che si trova nella provincia di Hubei, a più di 3mila chilometri dalle loro case nella provincia dello Xinjiang. Secondo l'inchiesta, come da prassi, il servizio pubblico federale per l'economia ha testato solo la qualità delle maschere di Hubei Haixin, prima di dare il via libera alla loro commercializzazione. "E se le maschere su questo punto rispettano le regole europee, dobbiamo autorizzarle sul mercato belga", sottolinea la titolare della parola Chantal De Pauw. Le maschere sono distribuite anche in altri paesi europei. Secondo diverse inchieste internazionali i membri di questa minoranza musulmana sarebbero oggetto da anni di persecuzioni da parte di Pechino.

La condanna del Parlamento Ue

Proprio questa settimana il Parlamento europeo in plenaria ha adottato una risoluzione (con 604 voti favorevoli, 20 contrari e 57 astensioni) in cui condanna fermamente il sistema di lavoro forzato messo in atto dal governo cinese, compreso lo sfruttamento delle minoranze uigura, kazaka e kirghisa e di altre minoranze musulmane nelle fabbriche situate all'interno e all'esterno dei campi di internamento nello Xinjiang. L'Eurocamera ha denunciato anche il trasferimento forzato in corso di lavoratori e il fatto che noti marchi e aziende europee abbiano beneficiato di questo lavoro forzato in Cina. Secondo l'ultimo rapporto del Center for Global Policy, firmato dallo studioso tedesco Adrian Zenz, noto per le sue ricerche su Xinjiang e Tibet, oltre cinquecentomila persone nella regione autonoma cinese dello Xinjiang, dove vive l'etnia degli uiguri, sarebbero state costrette ai lavori forzati nella raccolta di cotone. Nella regione si produce circa il 20% del cotone prodotto a livello mondiale e circa l'85% del cotone prodotto in Cina.

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