La "marcia catalana" su Bruxelles: "L'Ue faccia rispettare i nostri diritti fondamentali"

Circa 200 sindaci a sostegno dell'indipendenza hanno manifestato davanti le sedi di Commissione e Consiglio europeo: "Libertà per i membri del governo della Generalitat in carcere". E intanto Puigdemont dice di essere pronto a rivolgersi ai tribunali internazionali

Siamo qui per portare la voce dei sindaci della Catalogna al cuore dell'Unione europea e per ricordare all'Europa che in questo momento i nostri diritti fondamentali sono a rischio. Bruxelles non puo' guardare dall'altro lato. In gioco ci sono i valori su cui si basa l'Europa”. Lo ha detto  Neus Lloveras, sindaca e presidente dell'Associazione delle municipalità catalane a favore dell'indipendenza, che oggi ha guidato i circa 200 primi cittadini che hanno marciato su Bruxelles per chiedere la liberazione degli ex membri del governo della Generalitat e per spingere l'Ue a battere un colpo in difesa delle loro istanze.

I 200 sindaci si sono dati appuntamento davanti le sedi della Commissione e del Consiglio europeo, mentre i ministri delle Finanze erano riuniti per un delicato Ecofin. Insieme a tre eurodeputati catalani (Jordi Solé, Josep-Maria Terricabras e Ramon Tremosa) e a un gruppo di sostenitori (tra cui qualche indipendentista fiamminga) hanno gridato cori a sostegno di Puigdemont e della giunta destituita. Per chiudere la manifestazione intonando l'inno catalano.

A poche decine di metri, pero', non sono mancate le contestazioni, con un centinaio di spagnoli pro-unità a controbbattere alla “marcia catalana” su Bruxelles. Qualche momento di tensione, ma la polizia non ha avuto grossi problemi a riportare l'ordine.

Puigdemont: “Coinvolgero' tribunali internazionali”

"Tutto questo finirà nei tribunali internazionali, ci rivolgeremo loro, arriveremo fino alla fine e lo Stato spagnolo farà una pessima figura". Lo ha dichiarato l'ex presidente della Generalitat di Catalogna, Carles Puigdemont, in un'intervista a Catalunya Radio. Ha aggiunto, parlando in Belgio: "Siamo venuti al cuore dell'Europa, ci siamo rivolti al mondo, e il mondo ascolta". Inoltre, ha affermato che mentre il mondo si è messo in ascolto della sua voce dal Belgio, "le istituzioni europee hanno mostrato totale indifferenza", dimostrandosi "disconnesse da ciò che interessa alla gente".

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Ha parlato poi di "una vera anomalia democratica che ci siano detenuti politici in Europa", con "violazioni dei diritti umani dei compagni incarcerati" e "vittime di persecuzione politica". Secondo Puigdemont, l'Europa si sta dimostrando "indolente di fronte a questa indecente persecuzione", invece dovrebbe "avere la decenza di chiedere allo Stato spagnolo se rispetterà il risultato delle urne il 21 dicembre" e se i partiti vincitori "avranno il diritto di applicare il loro programma elettorale". 

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