Ue vara la prima mappa comune del Covid: Italia in codice arancione, rosso per Spagna, Olanda e Francia

Gli Stati membri hanno trovato un'intesa sui criteri comuni per valutare i rischi nelle varie regioni del Vecchio Continente. L'obiettivo è evitare le chiusure non necessarie delle frontiere e il caos per viaggi e trasporti. Come successo con la prima ondata

Ci sono voluti circa 7 mesi dallo scoppio della pandemia, ma alla fine i governi dell'Ue hanno trovato l'intesa per dare vita alla prima mappa comune sulla situazione epidemiologica del Covid-19. Una mappa importante perché, una volta redatta, consentirà di avere una visione d'insieme dell'andamento dei contagi in Europa che si baserà su criteri comuni e non su valutazioni nazionali come quelle che in estate hanno creato non poche polemiche tra i vari Stati membri. Ma la mappa potrebbe essere ancora più importante se a essa seguirà l'attuazione di misure comuni: perché l'obiettivo non è tanto stilare una classifica di chi sta meglio e chi sta peggio, ma "evitare frammentazioni e interruzioni" per i viaggi all'interno del mercato unico europeo "e ad accrescere la trasparenza e la prevedibilità per cittadini e imprese", come si legge sul sito del Consiglio degli Stati membri che ha adottato la raccomandazione su mappa e regole.

La mappa

"La pandemia di Covid-19 ha turbato in vari modi la nostra quotidianità - dice Michael Roth, ministro aggiunto per l'Europa della Germania, che guida il semestre di presidenza del Consiglio - A causa delle restrizioni di viaggio, per alcuni dei nostri cittadini è oggi difficile recarsi al lavoro, all'università o far visita ai propri cari. È nostro dovere comune garantire il coordinamento di tutte le misure suscettibili di incidere sulla libera circolazione e fornire ai nostri cittadini tutte le informazioni di cui hanno bisogno per decidere in merito al loro viaggio". Il "coordinamento" dovrebbe partire da una mappa della situazione epidemiologica nell'Ue che a sua volta si basa su una serie di criteri: 

Ogni Paese dovrà fornire tali dati al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). La richiesta del Consiglio è di fornire tali dati sia su base nazionale, sia su base regionale: l'obiettivo, infatti, è di avere una mappa settimanale che indichi la situazione epidemiologica regione per regione. Ogni area sarà contrassegnata con un colore:

  • verde se il tasso dei casi registrati negli ultimi 14 giorni è inferiore a 25 e il tasso di positività dei test è inferiore al 4%
  • arancione se il tasso dei casi registrati negli ultimi 14 giorni è inferiore a 50, ma il tasso di positività dei test è pari o superiore al 4%, oppure se il tasso dei casi registrati negli ultimi 14 giorni è compreso tra 25 e 150 e il tasso di positività dei test è inferiore al 4%
  • rosso se il tasso dei casi registrati negli ultimi 14 giorni è pari o superiore a 50 e il tasso di positività dei test è pari o superiore al 4%, oppure se il tasso dei casi registrati negli ultimi 14 giorni è superiore a 150
  • grigio se non sono disponibili informazioni sufficienti o se il tasso di test effettuati è inferiore a 300

In base a questi criteri, al momento non è possibile stilare una classifica regionale (a causa della mancanza di dati certi sui test a livello locale). Ma in base ai dati pubblicati dall'Ecdc, si può avere un'idea di come funzionerebbe la mappa a livello nazionale: l'Italia sarebbe a oggi tra i pochi Paesi Ue ad ottenere il codice arancione insieme a Germania, Svezia, Finlandia, Grecia e Portogallo. Il resto degli Stati membri avrebbe un codice rosso, con Olanda, Francia e Spagna a far registrare il più alto tasso di positività dei test tra i grandi Paesi. Nessuno Stato membro dovrebbe avere il codice grigio al momento, anche se Polonia e Bulgaria hanno un tasso di test di poco superiore ai 300 (il minimo consentito) stando ai dati a oggi nella disponibilità dell'Ecdc. Il pregio di tali criteri è di dare peso ai valori percentuali, soprattutto al rapporto tra numero di positivi e numero di test effettuati: per esempio, l'Ungheria potrebbe rientrare nel codice arancione per casi dichiarati ogni 100mila abitanti, ma ha un tasso di positività dei test del 9%, tra i più alti in Ue e più del doppio del limite consentito per non essere bollati con il codice rosso.   

I viaggi tra regioni

Sulla base di questa mappa, gli Stati membri si sono impegnati a coordinarsi seguendo delle regole comuni, e dunque evitando discriminazioni come quelle che, per esempio, l'Italia ha denunciato nei confronti dell'Austria all'inizio dell'estate, quando il governo di Vienna aveva bloccato gli accessi verso il nostro Paese favorendo invece una sorta di "corridoio" turistico verso la Croazia. Secondo queste regole comuni, si legge nella nota del Consiglio, "gli Stati membri non dovrebbero limitare la libera circolazione delle persone che viaggiano da o verso zone verdi". Nel valutare l'opportunità di applicare le restrizioni negli altri casi, "essi dovrebbero rispettare le differenze nella situazione epidemiologica tra le zone arancioni e rosse e agire in modo proporzionato, oltre a tenere conto della situazione epidemiologica nel proprio territorio".

In linea di massima gli Stati membri non dovrebbero rifiutare l'ingresso dei viaggiatori provenienti da altri Stati membri. Gli Stati membri che reputano necessario introdurre restrizioni potrebbero imporre ai viaggiatori provenienti da zone non verdi di sottoporsi a quarantena e/o sottoporsi a un test dopo l'arrivo. Gli Stati membri possono offrire la possibilità di sostituire questo test con un test effettuato prima dell'arrivo.

I Paesi "potrebbero inoltre imporre alle persone che entrano nel loro territorio di presentare un modulo per la localizzazione dei passeggeri. Dovrebbe essere elaborato un modulo europeo comune per la localizzazione dei passeggeri che possa essere utilizzato dagli Stati membri".

Coordinamento e informazione al pubblico

"Gli Stati membri che intendono applicare restrizioni dovrebbero anzitutto informarne lo Stato membro interessato, prima dell'entrata in vigore, nonché gli altri Stati membri e la Commissione - scrive ancora il Consiglio - Se possibile, la comunicazione dovrebbe essere effettuata con 48 ore di anticipo. Gli Stati membri dovrebbero inoltre fornire al pubblico informazioni chiare, complete e tempestive su eventuali restrizioni e requisiti. Come regola generale, tali informazioni dovrebbero essere pubblicate 24 ore prima dell'entrata in vigore delle misure".

Qualsiasi misura che limiti la libertà di circolazione a tutela della salute pubblica deve essere "proporzionata e non discriminatoria e deve essere revocata non appena la situazione epidemiologica lo consente", ribadisce il testo del Consiglio. .

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Come si evince dal tono, la decisione di oggi non rappresenta una legge vigente, ma una "raccomandazione": la speranza di Bruxelles (tanto per i cittadini, quanto per l'economia) è che gli Stati la seguano senza ostacolarsi a vicenda. 

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