Colpire Londra per educare Roma, lo scontro Italia-Ue inguaia la Brexit

Secondo l'autorevole quotidiano britannico Guardian, Bruxelles “vorrà mettere paura” al governo gialloverde innalzando il livello di scontro con il Regno Unito. Ma Theresa May replica: “Non temiamo uscita senza accordo” 

L'incontro tra i premier Conte e May all'ultimo G7 in Canada

La manovra italiana non spaventa solo i mercati, ma anche il Regno Unito. Almeno stando all'opinione del Guardian. Secondo l'autorevole quotidiano britannico, infatti, Bruxelles starebbe affilando i coltelli per inasprire lo scontro con Londra in vista dei nuovi e decisivi negoziati per trovare un accordo sulla Brexit che eviti un'uscita traumatica del Paese dall'Ue. E tra i motivi di questa scelta, ci sarebbero proprio i rapporti più che tesi con il governo di Matteo Salvini e Luigi Di Maio. L'obiettivo è “evitare che qualunque altro Paese segua l'esempio del Regno Unito”. 

Mettere paura 

Il governo gialloverde, argomenta il Guardian, non solo sta sfidando Bruxelles sul deficit, con una manovra espansiva, ma sta anche “flirtando con la prospettiva di lasciare l'Euro”. Ecco perché “Bruxelles vorrà far apparire questa opzione come la più spaventosa possibile. Mostrandosi dura” con chi, come Londra, ha preso la via d'uscita dal club europeo. 

In questo modo, la Commissione europea eviterebbe un inasprimento dello scontro “diretto” con Roma, facendo leva sulla “moral suasion” dell'esempio britannico. Del resto, scrive sempre il Guardian, l'Ue dovrà essere "cauta con l'Italia, poiché non si tratta solo della terza economia dell'Eurozona, ma anche di un Paese con il sistema bancario fragile”. E troppi scossoni in terra italica rischierebbero di riverberarsi sul resto dell'area Euro. 

Anche per queste ragioni, a Londra, come nelle altri capitali europee, lo scenario di una Brexit senza accordo prende sempre più quota. "Pretendiamo rispetto e non abbiamo paura di uscire senza accordo" con Bruxelles, ha replicato la premier britannica, Theresa May, nel suo intervento al Congresso Tory a Birmingham. 

Il nodo irlandese

Uno dei nodi centrali dei negoziati è la questione del confine irlandese. Una questione che rischia di far cadere il governo May. Il Democratic Unionist Party, che con la sua pattuglia di deputati tiene in piedi la debole maggioranza parlamentare della premier, infatti, ha minacciato ieri di staccare la spina al governo. 

I nordirlandesi del Dup temono che dall'eventuale compromesso che la May raggiungerà con Bruxelles sulla questione del confine irlandese nasca un pericoloso precedente: la differenza di status tra l'Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito. Non potendo ripristinare i confini fisici sull'isola - non li vuole Dublino, non li vuole Bruxelles e nemmeno Londra, perché comprometterebbero l'accordo di pace nella regione - resta il problema di come controllare le merci che dal Regno Unito faranno ingresso in Irlanda del Nord e da lì, potenzialmente, nel territorio Ue attraverso la Repubblica d'Irlanda. 

Escluso (come sembra) il ricorso a nuove dogane in territorio nordirlandese, resta l'opzione che i controlli vengano effettuati in Gran Bretagna, prima che le merci vengano spedite in Irlanda del Nord. Ed è questa l'ipotesi inaccettabile per il Dup, che denuncia il rischio che si creai un nuovo confine, per quanto immateriale, nel Mare d'Irlanda. Di fatto, assegnando uno status “particolare” alla regione nordirlandese, per la quale invece gli unionisti rivendicano la totale continuità territoriale con la “mainland Britain”.

La controffensiva britannica

Bruxelles sa bene di queste tensioni interne alla maggioranza di Theresa May. E non sembra intenzionata a fare passi in avanti per favorire un compromesso, tanto più che le difficoltà del governo britannico stanno favorendo il movimento anti Brexit (o almeno anti hard-Brexit) nel Regno, come dimostrato dal recente congresso dei Laburisti. 

La controffensiva di May sta tutta, per il momento nella minaccia di "mettere fine una volta per tutte" alla libertà di movimento dei cittadini Ue. Secondo gli annunci della premier, ai cittadini Ue non verrà più garantita una corsia preferenziale per risiedere e lavorare nel Paese. Tra i cittadini Ue che vorranno risiedere e lavorare nel Regno Unito, la priorità verrà data ai lavoratori qualificati, laddove è invece previsto un drastico stop all'accesso dei lavoratori meno qualificati. Il governo, ha affermato la premier, punta a rimpiazzare con lavoratori britannici tutti quei posti, in settori come la ristorazione e l'assistenza alle persone, al momento appannaggio soprattutto di lavoratori immigrati dalla Ue. Tra i quali, come è noto, tantissimi italiani. 
 

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