Martedì, 22 Giugno 2021
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Mamme a lavoro e con 2 figli? In Svezia sfiorano il 90%, Italia fanalino di coda Ue

Secondo uno studio dell'Inps, nel 2018 circa 25mila donne si sono dimesse per l'impossibilità di conciliare il gli impegni da genitore con quelli lavorativi. E la situazione potrebbe peggiorare con il coronavirus

Nel 2018 in Italia, circa 25mila donne con figli fino a 3 anni di età hanno dato delle dimissioni volontarie al lavoro per l'incapacità di conciliare gli impegni di madre con quelli lavorativi. E' quanto emerge dai dati dell'Inps, che spiegano anche il perché della distanza in termini di tassi di occupazione tra le donne italiane e quelle di Paesi come Svezia, Germania e Francia. Una situazione che potrebbe peggiorare in seguito al prolungamento della chiusura delle scuole determinata dal coronavirus. 

Le mamme italiane

Sono 12 milioni le donne italiane dai 18 ai 64 anni che nella loro vita hanno avuto almeno un figlio, il 64% delle donne nella stessa fascia d’età. Una percentuale più bassa rispetto al resto dell’Europa (73%). Le donne italiane non solo fanno meno figli, ma sono anche meno occupate. Ma è così anche nel resto dell’Europa? Dai dati Eurostat sull’occupazione femminile appare evidente come in Europa sia presente un effetto maternità, ma la riduzione avviene solo dal terzo figlio in poi. Il 75% delle donne tra i 25-49 anni con un figlio in Europa è occupato: si arriva all’87% in Svezia, all’80% in Germania, al 78% in Francia, mentre in Italia questa percentuale si abbassa al 59%. Nel caso di due figli, il tasso medio di occupazione europeo non varia molto (74,7%); in Svezia lavora l’86% delle donne con due figli, in Germania il 77%, in Francia l’80%. L’Italia continua a inseguire a debita distanza con il 56%.

Il peso della maternità sul lavoro

Il peso della maternità sulla partecipazione delle donne al mercato del lavoro lo si vede anche confrontando i tassi di occupazione con gli uomini: le donne occupate con figli che vivono in coppia sono solo il 57%, contro l’89% degli uomini a pari condizioni. La situazione occupazionale tra i due generi si avvicina invece quando si è single, con entrambi i tassi di occupazione oltre l’80%.

Eppure, la natalità non è per forza un disincentivo al lavoro. "I Paesi europei con un tasso di occupazione femminile elevato hanno anche un numero medio di figli per donna elevato", scrive La Presse. Secondo la presidente di Federcasalinghe, Federica Gasparrini, occorre "permettere alla neo-madre, che ha un lavoro fuori casa, di godere di un periodo di almeno 8 mesi di maternità protetta. Dobbiamo riconoscere alle donne che si dedicano a tempo pieno alla crescita dei figli, i contributi pensionistici virtuali per la durata di due anni dalla nascita del figlio, e un 'bonus formazione' che permetta, volendolo, di rientrare nel mondo del lavoro retribuito, senza timore né complessi", conclude.

E il Covid-19? Il prolungamento della chiusure delle scuole e le prospettive di ulteriori restrizioni con il nuovo anno scolastico potrebbero peggiorare il quadro occupazionale delle mamme. Se i nonni sono stati finora il vero welfare per le coppie che lavorano, con il coronavirus i rischi di contagio rendono difficoltoso se non impossibile il loro aiuto. Da qui, l'esigenza di rivedere gli impegni a lavoro. E poiché spesso le donne sono quelle che hanno lo stipendio più basso, la decisione tra i genitori di chi deve rinunciare al lavoro potrebbe ricadere proprio sulle mamme.   

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