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Mercoledì, 19 Giugno 2024
L'indagine

Come le mafie hanno messo le mani sui porti del Nord Europa

Le reti criminali si appropriano indebitamente dei codici di riferimento dei container e usano una serie di lavoratori corrotti per evitare i controlli su quelli che contengono droga

Le mafie si stano infiltrando sempre più nei porti europei, che utilizzano per portare nel continente la droga. Le orgnizzazioni criminali stanno affinando delle nuove tecniche per sfuggire ai controlli, spesso utilizzando e modificando i codici degli stessi container, con la collaborazione di lavoratori corrotti. L'ultimo rapporto condotto dall'Ufficio europeo di polizia (Europol), assieme al Comitato direttivo per la sicurezza dei porti di Anversa, Amburgo e Rotterdam, ha posto l'attenzione sulle nuove tecniche per provare a fermare i trafficanti.

I porti marittimi dell'Unione europea movimentano ogni anno circa 90 milioni di container, ma le autorità sono in grado di ispezionarne solo tra il 2 e il 10%. E così si stima che negli ultimi anni almeno 200 tonnellate di cocaina siano state trafficate solo attraverso i porti di Anversa e Rotterdam, sfuggendo ai controlli. L'impossibilità di controllare tutti i container rappresenta una sfida per le forze dell'ordine e un'opportunità per le reti criminali che hanno bisogno di accedere agli hub logistici per facilitare le loro attività. 

Le tecniche utilizzate dalle reti criminali

Il modo principale in cui i criminali possono riuscire a evitare i controlli è attraverso la corruzione del personale delle compagnie di navigazione, dei lavoratori portuali, degli importatori, delle società di trasporto o dei rappresentanti delle autorità nazionali, e in generale di tutti gli attori, le cui azioni sono necessarie per garantire l'ingresso delle spedizioni illegali. Tuttavia, questo approccio richiede la corruzione di un gran numero di complici, il che comporta una organizzazione e una spesa troppo ingenti. Per concentrare i propri sforzi e minimizzare i rischi di perdita della merce, la criminalità organizzata sta cercando nuovi modus operandi che richiedono la corruzione di un numero molto inferiore di individui.

Il rapporto dell'Europol ha esaminato diverse tecniche che sfruttano dei codici di riferimento di container, una cosa che richiede la corruzione di un solo individuo alla fonte, oltre alla corruzione o all'infiltrazione delle squadre di estrazione delle merci all'arrivo, che vengono poi pagate tra il 7 e il 15% del valore della spedizione illegale. Quando un container viene spedito all'estero, la compagnia di navigazione gli assegna un codice di riferimento univoco (un Pin o un Qr) dopo aver ricevuto il pagamento per il trasporto. Il codice viene utilizzato per confermare che il container può essere rilasciato nel porto di destinazione e che il cliente può ritirare il proprio container. Utilizzando principalmente la corruzione, i criminali si infiltrano nelle aziende coinvolte nel processo logistico e ottengono il codice di riferimento del container in cui sanno che verranno messi, speso di nascosto, i carichi di droga. Con il codice di riferimento che consente il rilascio, i criminali accedono al container con la droga come se fossero il cliente legittimo. Una volta fuori dal porto, la droga viene estratta per consentirne il contrabbando mentre il container viene restituito al legittimo proprietario, abbandonato lungo la strada o fatto sparire.

Il metodo "rip-on/rip-off" è uno dei principali metodi utilizzato dai trafficanti. Consiste nel caricare la merce illecita di nascosto su container "puliti", senza la collaborazione della compagnia che si occupa del trasporto. La droga viene posizionata in un luogo facilmente accessibile, per poi essere trasportata insieme al resto del carico da un importatore. Giunta a destinazione, la droga viene recuperata all'interno o all'esterno del porto da squadre di estrazione con legami con le organizzazioni criminali.

Un altro trucco è quello di trasferire, una volta arrivati nei porti europei, i carichi da un container in arrivo da Paesi terzi, a uno deputato al trasporto all'interno dell'Unione, questo perché questi ultimi solo raramente vengono ispezionati. Anche in questo caso serve la collaborazione di lavoratori del porto o dello scarico.

Un'altra variante prevede la clonazione del container: il numero di registrazione del carico contenente droga viene copiato, creandone un "clone", che sarà poi quello effettivamente sottoposto al controllo dello scanner (mentre l'originale avrà già lasciato l'area portuale). Anche questa strategia richiede però il supporto di addetti ai lavori che operano nel porto di arrivo, che vanno dal personale portuale alle squadre di estrazione irregolari. Queste ultime spesso entrano nel porto dentro un "container cavallo di Troia" che le nasconde facendole arrivare qualche giorno prima dell'arrivo della merce. A causa della complessità del processo di tracciamento all'arrivo dei container così come la necessità di un supporto in loco, questa strategia è piuttosto complessa.

In generale il carico di droga può essere nascosto in borse oppure mischiato assieme merci legittime (ad esempio, nascosto tra le cassette di frutta). In alternativa può essere incorporato fisicamente in blocchi di marmo, chimicamente nei tessuti o persino nascosto in parti della nave come il tetto o il pavimento. In generale, per garantire un transito sicuro delle merci illecite nei container, i trafficanti raccolgono diverse informazioni dagli addetti ai lavori. Questo consente loro di prendere di mira le spedizioni che hanno meno probabilità di essere ispezionate: così si individuano le cosiddette "linee verdi", quelle sicure.

I principali porti europei

I principali punti d’ingresso europei sono da sempre la Spagna ed i grandi porti del Nord Europa (Belgio e Olanda). Nello specifico, essendo i porti con il maggiore afflusso container dell'Ue, Anversa, Amburgo e Rotterdam sono quelli più gravemente colpiti dal traffico marittimo di stupefacenti. Risulta infatti più semplice nascondere la droga tra l'enorme afflusso di carichi e i vari attori che hanno accesso a questi porti.

I gruppi criminali europei lavorano solitamente secondo linee etniche, familiari e linguistiche, come le bande marocchine o albanesi e la ‘Ndrangheta calabrese. La cocaina è diventata sempre più pura e, dopo la cannabis, è ora la seconda droga più popolare nell’Europa occidentale e centrale.

Tra i porti italiani dove la Guardia di Finanza effettua il maggior numero di sequestri e controlli c’è sicuramente quello di Gioia Tauro, divenuto crocevia del traffico mondiale di stupefacenti. A questo si aggiunge anche il porto marittimo di La Spezia dove il contrabbando di cocaina è all'ordine del giorno.

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