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Venerdì, 27 Maggio 2022
Strasburgo / Francia

Meno austerità e più indipendenza (anche con le armi): l'Europa post-Covid secondo Macron

Il presidente francese al Parlamento europeo presenta il suo piano per una Unione "sovrana e autonoma”

No a un ritorno del Patto di stabilità con le regole che vigevano prima che la pandemia costringesse Bruxelles a sospenderlo. Sì a un'Europa sempre più autonoma nello schiacchiere geopolitico internazionale, ossia, tradotto, più indipendente dalla Nato. Sono questi due dei passaggi chiave dell'intervento di Emmanuel Macron alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. Un'intervento che rientra nell'abituale dialogo tra l'Eurocamera e il leader del Paese che detiene la presidenza di turno dell'Ue, in questo caso la Francia. Ma che Macron ha un valore duplice, visto che il semestre europeo coincide con la campagna elettorale per la sua riconferma all'Eliseo. 

Il Patto di stabilità

Il presidente francese, come è noto, fa del suo europeismo e delle sue proposte di riforma dell'Ue dei cavalli di battaglia, resistendo alle spinte euroscettiche da destra (ma anche da sinistra), e presentandosi come il nuovo "deus ex machina" capace di prendere le redini dell'Unione lasciate da poco dall'ex cancelliera tedesca Angela Merkel. Da qui, la recente rispolverata all'asse con l'Italia, per esempio. Che si ritrova nel passaggio sul Patto di stabilità: pur senza citarlo espressamente, Macron ha sostenuto che davanti alla pandemia di Covid-19, l'Ue ha adottato una "politica estremamente efficace e pragmatica", mettendo in campo un "piano di ripresa" che prevede "investimenti massicci". Occorrerà a un certo punto "un ritorno alla normalità", che però "non sarà quella di prima della crisi". 

L’Europa: una singolarità democratica

Macron ha definito quella europea una “singolarità democratica”, cui va data nuova linfa. Al centro di questa singolarità ha collocato la solidarietà, che “ci ha permesso di gestire la pandemia proteggendo i nostri cittadini e di essere i più aperti al mondo in termini di esportazione di vaccini”. Ha parlato della centralità della cultura europea, definita “un’arte di stare al mondo”, rispettosa delle diversità di ogni popolo. “Facciamo dell’Europa una potenza democratica, culturale ed educativa”, ha dichiarato. La priorità accordata ai temi sociali si tradurrà, ha detto, in una spinta affinché venga approvata una legislazione europea sui salari minimi e sull’eguaglianza sul luogo di lavoro, nel rispetto delle competenze nazionali.

La sfida climatica ed energetica

Ha poi parlato di progresso, sostenendo che le grandi trasformazioni del nostro tempo hanno messo in crisi il modello di progresso europeo. “Il nostro compito è quello di fornire nuove risposte”, ha aggiunto, sostenendo che è il momento di tradurre gli impegni presi in atti concreti per affrontare la prima sfida del secolo, il cambiamento climatico, elencando alcune. Tra queste, quella dell’istituzione di un mercato del carbonio alle frontiere dell’Ue per i prodotti d’importazione, con l’obiettivo di aumentare tanto l’efficienza economica quanto quella ambientale.

Inevitabile, nello scambio di opinioni con i deputati, il tema della tassonomia Ue, ossia il documento che deciderà se gas e nucleare potranno accede ai lauti investimenti energetici del futuro: "In tutta sincerità la Francia non difende il gas - he detto Macron - La nostra storia, la composizione del nostro mix energetico, fa sì che non ne abbiamo bisogno (a differenza di Paesi come Germania e Italia, ndr). Però guardo alla realtà scientifica dei fatti. Oggi non abbiamo sul piano tecnologico la possibilità di sostituire delle forme di produzione di elettricità intermittenti con forme non intermittenti. E' la realtà, altrimenti mettiamo l'approvvigionamento elettrico a rischio. Questo vuol dire che l'elettricita' non intermittente oggi è prodotta con il carbone, il gas e il nucleare".

"Dopo di che ci sono le rinnovabili che vanno sviluppate, dobbiamo fare molto di più, è vero. Il giorno in cui avremo la capacità di stoccaggio potranno sostituirsi. Ma non ancora oggi", ha aggiunto. "La fonte più inquinante è il carbone, la seconda è il gas - ha proseguito -  Quindi per quei Paesi che vogliono allontanarsi dal carbone è anche oggi che possano usare il gas, non e' il caso della Francia ma questa è una realtà. Dobbiamo quindi accompagnare alcuni Paesi europei nel passaggio dal carbone al gas. Altri hanno il nucleare, come la Francia, e altri hanno bisogno del nucleare per la loro strategia nuova", ha sottolineato il capo dell'Eliseo.

La trasformazione digitale

La seconda sfida del secolo è la rivoluzione digitale. Macron ha citato la sfida “di creare un mercato unico digitale”, che permetta lo sviluppo di nuove tecnologie e la facilitazione degli investimenti in questo settore strategico. Serve un quadro normativo, ha proseguito, “per conservare lo spirito illuminista del rispetto dei diritti”, sia quelli delle compagnie del big tech che quelli dei cittadini, difendendo in contemporanea il dibattito democratico dalle manifestazioni d’odio. Verrà inoltre puntata l’attenzione sulla regolamentazione del settore e sulla responsabilità delle piattaforme online, portando avanti la legislazione sui servizi e i mercati digitali già approvata dall’Europarlamento.

Se si vuole rendere l'Ue più "indipendente", ha proseguito Macron, investimenti "massicci" sono "indispensabili", per l'agenda verde, quella "digitale", quella "sociale" e anche quella "geopolitica. E non sono esaustivo: tutto questo dimostra la necessità di una politica di investimenti. Serve una nuova grammatica, che metta insieme" da una parte "la convergenza di bilancio", ma "a fianco servono investimenti, senza i quali saremmo superati dagli Usa e dalla Cina, che questi investimenti li stanno facendo".

L'indipendenza

Sulla questione dell'indipendenza, Macron è stato ancora più chiaro quando ha parlato di difesa comune: "L'Europa deve armarsi, non per sfida alle altre potenze, ma per assicurarsi la propria indipendenza in questo mondo di violenza, per non subire la scelta degli altri, per essere libera". Ha stimolato l’approvazione della Bussola strategica, il pacchetto di misure della Commissione per la difesa comune europea, da attuare “in complementarietà con la Nato” per sviluppare “un’industria europea della difesa”. Inevitabile, poi, che il discorso andasse sulla Russia.

La Russia

Con Mosca, ha detto, "il dialogo deve essere franco. La sovranità è una libertà, è il cuore del nostro progetto europeo. Continueremo con la Germania, nel quadro del formato Normandia, a cercare una soluzione politica alla crisi ucraina. Veglieremo affinché l'Ue faccia sentire la sua voce sulla questione delle armi strategiche e del rispetto della sovranità europea", ha aggiunto Macron.

Africa e Balcani occidentali

Nel quadro di un ripensamento generale della politica di vicinato, il presidente francese ha sottolineato l’importanza di “offrire una nuova alleanza al continente africano”, definito “un new deal con l’Africa”, con accordi e investimenti dall’educazione alla sicurezza, perché “il destino delle due sponde del Mediterraneo è legato e l’Africa fa parte del nostro futuro”.

Ha poi parlato dei Balcani occidentali, di cui ha auspicato un veloce ingresso nell’Unione. Ma, ha aggiunto, servono nuove regole perché l’Europa di oggi non può funzionare con 30 o più membri. Dunque ha rinnovato l’impegno di riformare la governance interna dell’Ue. E ha chiesto una conferenza sui Balcani occidentali alla conclusione di quella sul futuro dell’Europa (nell’ultima parte della presidenza francese dell’Ue), per ripensare la geografia politica del continente. Parole che forse per Albania e Macedonia del Nord (il cui ingresso è stato bloccato proprio da Macron) non suonano benissimo.

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