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Lunedì, 27 Giugno 2022
Testa a testa / Francia

Gli alleati di Macron avvertono: vittoria contro Le Pen non è scontata

I due rivali si erano già affrontati nel 2017, ma stavolta lo svantaggio della candidata di destra sembra meno netto

È stato chiaro fin dal primo turno delle presidenziali francesi, lo scorso 10 aprile, che la sfida finale del ballottaggio sarebbe stata molto più incerta rispetto all’ultima volta. Nel 2017 si fronteggiarono gli stessi candidati, Emmanuel Macron e Marine Le Pen: ma se cinque anni fa i francesi votarono in massa contro la leader del Rassemblement national, stavolta i sondaggi mostrano una quasi parità tra i due (per quanto il presidente uscente resti in testa nelle proiezioni). Molto dipenderà, probabilmente, dal dibattito televisivo di stasera. Ma per gli alleati di Macron è ancora presto per cantare vittoria.

I due contendenti alla presidenza sono usciti entrambi rafforzati dal voto del primo turno rispetto al 2017: quasi +4% per Monsieur le Président e +2% per la veterana della destra radicale. Ma i partiti tradizionali sono crollati verticalmente e i candidati anti-sistema hanno fatto incetta di voti, mentre l’astensione è cresciuta sensibilmente. Per Macron questo significa faticare molto di più di cinque anni fa per raccogliere i consensi necessari a battere nuovamente la sua eterna rivale, poiché le forze moderate che costruirono il cosiddetto “fronte repubblicano” per tenere Le Pen (e suo padre prima di lei) fuori dall’Eliseo non esistono più.

Le proiezioni

Secondo Le Figaro, il riporto dei voti dei candidati eliminati al primo turno favorirà ancora Macron, pur senza risultati plebiscitari come nel 2017. Il presidente 44enne dovrebbe poter contare sul supporto di circa il 40% degli elettori di Jean-Luc Mélenchon (il candidato della sinistra radicale, che ha preso il 22%) e della metà di quelli di Valérie Pécresse (centro-destra, 4,8%). Dal canto suo, la sfidante Le Pen raccoglierebbe almeno il 20% dei voti di Mélenchon oltre alla quasi totalità di quelli di Éric Zemmour (estrema destra, 7%).

Insomma, stando ai pronostici, il presidente uscente dovrebbe centrare il bis all’interno di una forchetta che va dal 52% al 57%, con un vantaggio sull’avversaria che raggiungerebbe i 12 punti percentuali (l’esito più quotato oggi è 56% a 44% per l’attuale capo di Stato). Il motivo sarebbe un più attento scrutinio del programma di Le Pen, dove alcune proposte sarebbero viste con sospetto da porzioni crescenti dell’elettorato: dall’uscita dal comando integrato della Nato alla “preferenza nazionale” nel lavoro, nel welfare e nel settore abitativo, passando per le ricette economiche protezioniste e la politica estera filo-russa.

Margine di errore

Ma per gli alleati di Macron questo non è sufficiente per adagiarsi sugli allori. Potrebbe trattarsi del margine di errore dei sondaggi (anche se al primo turno si sono rivelati relativamente accurati). E i sondaggi, si sa, non sempre ci prendono. “Il gioco non è fatto”, ha dichiarato il primo ministro francese Jean Castex, aggiungendo che “dobbiamo convincere i francesi che i programmi di Emmanuel Macron sono i migliori per la Francia”. E che “ci sono enormi differenze” tra i due candidati, nonostante molti elettori li mettano sullo stesso piano.

Édouard Philippe, predecessore di Castex e sindaco di Le Havre, ha citato numerose “incognite” nel ballottaggio, soprattutto la bassa affluenza alle urne. Per lui, in particolare, non si può sperare nella ricostituzione del “fronte repubblicano” contro Le Pen a causa della “stanchezza” dell’elettorato francese. Secondo François Bayrou, un altro pezzo grosso dei moderati d’oltralpe, “in questa fase entrambi i candidati potrebbero vincere” e “tutto è possibile”. Un’idea espressa del resto dallo stesso Macron, che ha preso come esempi i terremoti politici (non previsti dai sondaggi) della Brexit e dell’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca: “Se volete evitare l’impensabile – ha detto, rivolto soprattutto agli indecisi – fate una scelta”.

Diretta tv

Il vero stress test, comunque, sarà quello di stasera, quando i due sfidanti si troveranno faccia a faccia nel tradizionale dibattito televisivo in prima serata. L’incontro tra i due contendenti usciti dal primo turno è un appuntamento fisso delle presidenziali francesi da circa 40 anni: niente pubblico in studio, solo i due candidati al tavolo ed un moderatore. Si tiene pochi giorni prima del ballottaggio e dovrebbe permettere a ciascuno sfidante di difendere il proprio programma criticando quello “nemico”.

È opinione diffusa che nel 2017 fu proprio quel confronto in diretta ad affondare le speranze di Le Pen, che ci arrivò impreparata e visibilmente sfibrata dalla campagna elettorale. Quello scontro viene ricordato come il più aggressivo e confuso di sempre, con i due leader che persero più tempo a insultarsi che non a esporre organicamente i propri punti programmatici. Tra i due, alla fine, Macron risultò il più convincente mentre la sua rivale sembrò confusa e il suo programma parve traballante (soprattutto nei temi economici, tra i quali svettava l’uscita di Parigi dall’euro).

Testa a testa

Ora, pare che la leader del Rassemblement sia intenzionata a non ripetere quella performance disastrosa (che definisce una “prova di carattere”), tanto più che non è mai stata così vicina alla presidenza. La posta in gioco sono i milioni di elettori ancora incerti, soprattutto a sinistra, che non sono ideologicamente vicini a Le Pen ma che potrebbero votare per lei (o astenersi) in protesta contro Macron.

Anche stavolta il programma della politica ormai 53enne verrà passato al setaccio, soprattutto per quanto riguarda le misure economiche per difendere il potere d’acquisto dei francesi (come il taglio dell’imposta sul reddito e la rimozione dell’Iva sui prodotti di prima necessità). Ma anche il presidente uscente avrà le sue gatte da pelare, dato che Le Pen potrà attaccarlo sulla sua performance alla guida del Paese, in cui non sempre è riuscito a gestire le crisi (si pensi ai Gilet gialli) e ha infranto diverse promesse elettorali.

Proposte specifiche a parte (come il divieto del velo islamico caldeggiato da Le Pen o l’innalzamento dell’età pensionabile ventilato da Macron), la strategia dei due candidati sarà probabilmente quella di demonizzare l’avversario, seppur con toni meno incendiari dell’ultima volta. L’inquilino dell’Eliseo dipingerà l’avversaria come pericolosa e impreparata, mentre quest’ultima punterà sull’arroganza del “presidente dei ricchi” e sul fatto che la sua figura sia percepita come divisiva dalla società.

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