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Giovedì, 18 Agosto 2022
Cosa resta del voto / Francia

Come il doppio smacco di Macron rischia di paralizzare la Francia (e l'Europa)

L'europeismo del capo dell'Eliseo ha favorito la crescita di euroscettici di destra e sinistra. Senza maggioranza in parlamento, a Parigi si pensa già al ritorno alle urne

Nello storico viaggio in treno verso Kiev, un video ha immortalato il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il premier italiano Mario Draghi mentre commentavano lo scompartimento di Emmanuel Macron, ben più lussuoso dei loro. "Del resto lui è il presidente dell'Europa", ha chiosato ironicamente Draghi. La battuta è dovuta al fatto che, con la Francia a detenere la presidenza di turno dell'Ue, Macron ne è, almeno fino a fine giugno, formalmente il leader. Ma c'è chi dietro questo riferimento, ne ha visto un altro: perché è noto a tutti che da quando è salito al vertice dell'Eliseo il presidente transalpino ha fatto dell'europeismo non solo una bandiera per la politica interna, ma anche un mezzo per riportare la Francia alla guida dell'Ue. Ecco perché il risultato delle elezioni legislative, che hanno visto conquistare a euroscettici ed eurocritici di destra e sinistra porzioni record del parlamento (l'Assemblea nazionale), è un doppio smacco per Macron e il macronismo.

Il primo smacco, come era già prevedibile alla vigilia, è che il leader liberale ha perso la maggioranza assoluta: Ensemble, la coalizione guidata dal suo movimento, La République en marche, ha ottenuto 245 seggi, contro i 350 del 2017. A guadagnare è stata la coalizione "arcobaleno" Nupes, con la sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon a guidare socialisti, comunisti ed ecologisti alla conquista di 142 seggi, contro i 57 di cinque anni fa. In termini percentuali (in quanto a parlamentari) la crescita maggiore è stata del Rassemblement national di Marine Le Pen, che da 8 deputati è passata a 89, superando lo storico limite dell'ultradestra francese, ossia la mancanza di radicamento territoriale (i parlamentari vengono eletti all'interno di collegi uninominali). Altro risultato storico di Le Pen è essere il primo gruppo politico di destra nell'Assemblea nazionale, superando i Repubblicani. 

Il fatto che il presidente della Repubblica debba fare i conti con un Parlamento senza maggioranza assoluta (289 è la quota minima di seggi), non è una novità nella storia anche recente della Francia: era successo già nel 1997, con il presidente di centrodestra Jacques Chirac che diede l'incarico di premier al socialista Lionel Jospin, che aveva preso il controllo dell'Assemblea. Oggi, Macron non sembra voler cedere la guida del governo al centrosinistra, tanto più a Mélenchon, nonostante le richieste di Nupes di far dimettere la neo-nominata Élisabeth Borne. Ma è chiaro a tutti che il capo dell'Eliseo dovrà rivedere la composizione dell'esecutivo.

Almeno 3 ministri appena nominati dovrebbero lasciare il posto perché non sono stati eletti al parlamento, liberando dicasteri importanti coma la Sanità e la Transizione ecologica. Macron potrebbe utilizzare queste poltrone per rimescolare le carte del governo e ottenere un sostegno più vasto all'Assemblea. Potrebbe cercare una sistema di convergenze parallele: da un lato, cercando di rompere il neonato fronte progressista, lisciando il pelo a socialisti ed ecologisti, che a dispetto della sinistra di Mélenchon non sono accusati dallo stesso Macron di anti-europeismo. E dall'altro, potrebbe chiedere il sostegno dei Repubblicani, appellandosi a un fronte comune per fermare l'avanzata dell'ultradestra di Le Pen.

Sulla carta, i numeri ci sarebbero. Il sindaco di Marsiglia, il socialista Benoît Payan, ha caldeggiato l'idea di "convocare degli Stati Generali per inventare una nuova Repubblica”. Ma nell'entourage del presidente, c'è scetticismo sulla riuscita di un progetto del genere. Sia la campagna di Nupes, sia quella dei Repubblicani, sono state impostate "in opposizione a Macron”, ha affermato uno stratega macronista a Le Monde. Procedere per cinque anni cercando i voti "caso per caso" porterebbe a una “paralisi totale” dell'Assemblea nazionale. Anche perché nella stessa coalizione di Macron non mancano i malpancisti. Da qui, l'ipotesi che per ora sembra più probabile: un governo di minoranza per un anno, e poi di nuovo elezioni (prima la Costituzione non consente di sciogliere l'Assemblea).

Quale che sarà la strada intrapresa, per il capo dell'Eliseo è una sconfitta pesante. Da presidente, i suoi poteri gli consentono una certa autonomia in politica estera, ma il suo progetto di riforma del Paese è stato bocciato. L'esempio più lampante è la proposta di un aumento dell'età pensionabile, contro cui si sono scagliati la sinistra radicale e la destra di Le Pen, guarda caso i due trionfatori delle urne. Laddove i candidati di Nupes sfidavano Ensemble, il 30% degli elettori di Le Pen hanno votato per la sinistra. Altro deficit di Macron è la presa sui giovani: i tre quarti degli under 25 hanno disertato il voto, e la maggioranza di quelli che sono andati alle urne hanno sposato le idee ecologiste. A tal proposito, il quotidiano Politico ricorda come il presidente francese in questi anni abbia spesso tradito i suoi buoni propositi ambientalisti (in particolare in agricoltura), anche rallentando le riforme pro-transizione ecologica in Europa (come la strategia Fit for 55). 

E qui veniamo al secondo smacco di Macron: l'europeismo in salsa macronistra si sta rivelando alla lunga l'alleato migliore per euroscettici ed eurocritici, oltre che per chi vorrebbe un'uscita della Francia dall'Ue. Il leader liberale ha sì conquistato in questi anni la scena a Bruxelles: la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è sembrata finora più in linea con l'Eliseo che con la cancelleria del suo Paese, tanto più da quando Olaf Scholz ha preso il posto di Angela Merkel. Macron sogna l'elezione di diretta del vertice dell'esecutivo Ue e liste transnazionali per l'Eurocamera. Ma dietro le riforme istituzionali, c'è un grande problema che il macronismo non sembra in grado di affrontare: la questione sociale. Covid e guerra in Ucraina hanno allargato ancora di più la forbice tra ricchi e poveri. E la transizione ecologica è vista dalle fasce della popolazione medio-basse come un'ulteriore scure sulle loro vite.

È un problema europeo, non solo francese. Le ricette liberali di Macron, come l'aumento dell'età pensionabile, sembrano rendere ancora più esplosiva la questione sociale, anziché esserne una soluzione. Forse è giunta l'ora che il capo dell'Eliseo riveda il programma per il suo Paese. E che i sempre più numerosi estimatori di Macron a Bruxelles comincino a trarre qualche lezione dalle urne. Non solo quelle francesi. Perché la "paralisi" del govero transalpino rischia di diventare una paralisi Ue.   

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