Macron apre a un gruppo Ue con il M5s, ma Di Maio deve dire addio a Salvini 

Anche la sinistra Gue lascia una porta aperta, purché pongano fine all'alleanza con la Lega

Dopo meno di sei mesi sembra già archiviato il duro scontro politico tra Movimento cinque stelle e Emmanuel Macron, che nel febbraio scorso scaturì in una profonda crisi diplomatica con il richiamo a Parigi dell’ambasciatore francese in Italia. Le polemiche sul franco africano sono acqua passata secondo Nathalie Loiseau, capolista alle europee di En Marche, oggi eurodeputata di spicco del gruppo centrista Renew Europe. I rapporti tra pentastellati e i fedelissimi di Macron all’Eurocamera sarebbero così distesi da ipotizzare un clamoroso ingresso del M5s nel gruppo centrista, fino a pochi mesi fa capitanato dal belga Guy Verhofstadt. L’unico scoglio, secondo la Loiseau, sarebbe l’alleanza con la Lega: “Ne abbiamo parlato con i Cinquestelle, e lo sanno”, sottolinea l’eurodeputata francese.

L'alleanza dannosa

Necessaria per governare in Italia quanto dannosa per contare in Europa, l’alleanza tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini ha impedito ai pentastellati di entrare in un gruppo politico al Parlamento europeo, relegando i 14 eletti alle europee di fine maggio nell’angolo dei non iscritti. Obiettivo estivo della delegazione M5s è dunque quello di stringere un accordo con una delle tre forze politiche che non possono contare, per il momento, su un alleato italiano. Oltre ai centristi di Renew Europe, ci sono altri due gruppi senza eurodeputati tricolore: i Verdi e la sinistra Gue.

Difficile rapporto coi Verdi

Ma i Verdi hanno chiuso la porta ai pentastellati all’indomani delle elezioni e sembrano non avere alcuna intenzione di fare retromarcia. Il copresidente del gruppo, il belga Philippe Lamberts, ha più volte ribadito che gli ecologisti non intendono danneggiare il loro "capitale politico" accogliendo una delegazione le cui posizioni vengono decise da "qualcuno a Milano”. Un palese rifermento al meccanismo decisionale interno al Movimento, basato sulla piattaforma Rousseau e sull’associazione omonima, di cui è presidente Davide Casaleggio.

Un futuro a sinistra?

Rimane quindi la sinistra Gue, che raggruppa partiti comunisti ed eurocritici con i quali il M5s si trova spesso d’accordo in tema di politica estera, come dimostrato in Aula sul Venezuela. Ma l’accordo di governo con Salvini rimane il principale ostacolo pure nelle trattative con la sinistra europea, che si trova lontana dai pentastellati soprattutto in materia di immigrazione. 

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Scenari per il dopo Brexit

Gioca a favore del M5s il peso politico dei suoi 14 eurodeputati, risultati determinanti per l’elezione di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione. Un capitale del Movimento destinato ad assumere un valore più alto, in vista dell’addio dei 73 europarlamentari britannici a fine ottobre per via della Brexit.

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