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Giovedì, 26 Maggio 2022
Strasburgo

Il M5s perde la vicepresidenza del Parlamento Ue. Fuori anche la Lega

L'accordo tra i principali partiti europei taglia fuori i pentastellati. Tra gli italiani, passa Pina Picierno (Pd)

Il Movimento 5 stelle perde la vicepresidenza del Parlamento europeo: Fabio Massimo Castaldo, che era stato eletto un po’ a sorpresa nel 2019 nel quadro dell’accordo che aveva portato David Sassoli sullo scranno più alto di Strasburgo, è fuori dall'elenco dei 14 vice della neo presidente Roberta Metsola (Ppe). Resta senza vicepresidenza anche il gruppo Identità e democrazia (Id), che aveva schierato la leghista Mara Bizzotto.

Sull’Id pesa evidentemente ancora il "cordone sanitario" posto dalle principali forze politiche dell’Eurocamera: per numero di deputati (70), il gruppo in cui siede la Lega è il quinto dell’emiciclo, più numeroso sia dell’altra formazione di destra, l’Ecr (di cui fa parte FdI) sia della sinistra (Gue), che però hanno entrambe ottenuto un posto. Il grosso delle cariche, come da accordi, è invece andato al gruppo dei socialisti (S&D), che ha ottenuto 5 vicepresidenti, tra cui Pina Picierno, esponente del Pd e unica italiana eletta tra i 14.

In una nota, Picierno ha sottolineato il “momento molto difficile” in cui si sono svolte queste elezioni, riferendosi alla recente scomparsa del presidente uscente dell’Europarlamento David Sassoli. Ora, ha dichiarato la deputata, “dobbiamo lavorare nel solco tracciato da Sassoli, valorizzando tutte le potenzialità e gli strumenti del Parlamento europeo, legando la funzione dell’Aula alle nuove sfide che ci attendono”. 

Dopo l’S&D, in quanto a vicepresidenti, ci sono i popolari del Ppe e i liberali di Renew, che hanno ottenuto 3 posti a testa (ma i popolari hanno anche la presidenza con la maltese Metsola). Le restanti tre poltrone sono state spartite tra Verdi, Gue e Ecr. Se la sinistra ha confermato il suo vicepresidente uscente (il greco Dimitrios Papadimoulis), gli ecologisti hanno rischiato di restare a secco, riconfermando alla fine solo uno dei due ex vicepresidenti, la finlandese Heidi Hautala. Evidente la "punizione" della maggioranza (S&D, Ppe e Renew) al gruppo ambientalista per aver osato sfidare Metsola con una propria candidata alla presidenza dell’Aula. 

Ad avvantaggiarsi, invece, è stato l’Ecr, che ha ottenuto un seggio con il lettone Roberts Zile. I conservatori (che comprendono anche i polacchi del PiS, il partito di governo fortemente euroscettico) sono senza dubbio tra i vincitori del rinnovo delle cariche parlamentari di medio termine, almeno per ora (per un bilancio completo bisognerà vedere cosa accadrà nelle cariche apicali delle commissioni). Dal canto suo, la Lega, a differenza di quanto successe nel 2019, non ha gridato allo scandalo e, tramite il capogruppo di Id, Marco Zanni, ha espresso fiducia nel nuovo corso parlamentare determinato dall'elezione della neo presidente Metsola, a cui ha contribuito: "Il teatrino portato avanti finora dalle forze illiberali inizia a incrinarsi", ha detto in una nota, con chiaro riferimento al cordone sanitario della maggioranza europeista che ha finora tenuto il Carroccio e i suoi alleati fuori dalle cariche che contano.

L’elezione di Zile potrebbe essere il sintomo di uno spostamento più a destra dell’Eurocamera, che finora è andata avanti con una maggioranza (la cosiddetta maggioranza Ursula, dal nome della presidente della Commissione, von der Leyen) che si è allargata più spesso sul fronte progressista (Verdi e Gue), rispetto che su quello conservatore. Se gli equilibri cambieranno, lo si vedrà su file importanti come quelli relativi al Green deal e alla migrazione. 

E il M5s? Se nel 2019, la delegazione pentastellata aveva fatto valere il suo peso nonostante si collocasse nei non iscritti, stavolta, considerati anche i cambi di casacca di ben sei deputati (4 nei Verdi, 1 in Renew e 1 nel Ppe), il gioco non è riuscito. Certo, nel 2019 potevano vantare anche un presidente del Consiglio in carica (Giuseppe Conte) e un asse neanche troppo segreto con il presidente Sassoli. Quest’asse si è rafforzato strada facendo, tanto che qualche tempo fa si era parlato di un ingresso della delegazione pentastellata nel gruppo S&D. A fermare la nuova alleanza pare siano stati tanto i malpancisti tra le fila dei socialisti quanto il timore nel movimento di perdere la vicepresidenza del Parlamento europeo (cosa che, alla fine, è accaduta). Sarà da vedere se la sconfitta di Castaldo consentirà ai 5 stelle di avere finalmente un gruppo politico e dunque maggiori mezzi per agire a livello parlamentare. 


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