“Dirigenza del M5s da azzerare, come la Co2”: le condizioni dei dissidenti al Movimento

Alla vigilia degli Stati generali, Eleonora Evi rilancia la battaglia per l'ambiente, motivo di scontro con gli altri pentastellati. Poi taglia corto sui 30 oratori che parleranno domani: "Sarà il palcoscenico dei ministri, una farsa"

© European Union

“Mi auguro di non vedere scissioni, spero ancora in un qualche vero cambiamento che possa riportare il Movimento sulla strada giusta per tenere la barra dritta come in passato”. A spegnere il fuoco delle polemiche intestine della prima forza di Governo, scivolata nei sondaggi al quarto posto dopo Fratelli d’Italia, è l’eurodeputata Eleonora Evi. Con alle spalle un decennio di attivismo politico nel Movimento 5 stelle - nella ‘sua’ Milano prima e a Bruxelles dal 2014 in poi - Evi si trova oggi ai margini della delegazione pentastellata dell’Eurocamera. 

La spaccatura

Il casus belli è stato il voto sulla politica agricola comune di tre settimane fa che ha visto, da una parte, i nove europarlamentari espressione della linea ufficiale del Movimento votare a favore del compromesso tra il Partito popolare europeo, i Socialisti&Democratici e Renew Europe. Dall’altra, il voto contrario dei cinque eurodeputati dissidenti, oggi in attesa del ‘giudizio’ dei probiviri del Movimento. La motivazione dello strappo è la difesa dell’ambiente sancita dal Green Deal europeo, un impegno dimenticato dal testo che assegna oltre un terzo dei fondi europei. Raggiunta da Europa Today, Eleonora Evi ha messo in ordine le incomprensioni di questi mesi. Ma ha anche chiarito di essere più affaccendata nella politica europea che nelle beghe italiane sulla linea del Movimento. 

La battaglia per l'ambiente

“Solo pochi giorni fa ho lanciato un appello congiunto - ha ricordato Evi - con l’eurodeputato tedesco dei Verdi Michael Bloss con il quale vogliamo attirare l’attenzione sulla decisione del Consiglio europeo di dicembre”. In quell’occasione, infatti, “all’ordine del giorno ci sarà la Legge europea sul clima e il nostro obiettivo è quello di riportare l’attenzione sul tema e sollecitare i Governi ad ascoltare la posizione del Parlamento definita con il voto di un mese fa” che include “una riduzione del 60% delle emissioni di gas serra entro il 2030”, obiettivo decisamente superiore ai traguardi di riduzione fissati in precedenza. Di qui l’importanza della scelta dei leader. “Spero che entrambi i nostri Governi (Italia e Germania, ndr) si schierino con i Paesi che hanno dimostrato maggiore ambizione e hanno affermato che sosterranno la riduzione del 60% richiesta dal Parlamento”, ha spiegato Evi.

Il taglio previsto oggi per il 2030 è fermo al 40% stabilito durante la scorsa legislatura, ma non sarebbe in discussione la volontà politica di aumentarlo per arrivare almeno a dimezzare le emissioni rispetto ai livelli del 1990. Una soluzione di compromesso potrebbe essere quella proposta dalla Commissione europea e già sostenuta da 11 leader per il taglio del 55%. Ma nella lista dei firmatari della lettera dei capi di Governo a favore di tale taglio sono assenti sia la cancelliera tedesca Angela Merkel che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nonostante il ministro dell’Ambiente Sergio Costa si sia espresso più volte a favore dell’obiettivo più ambizioso. A prescindere dal traguardo di medio periodo, entro il 2050 sui gas serra “dobbiamo arrivare allo zero netto e per farlo dobbiamo usare strumenti come il carbon budget già presente in alcuni Paesi europei”, sottolinea riferendosi a un ‘bilancio’ dei gas serra per avere dati precisi sulle quantità massime da emettere al fine di rispettare l’obiettivo climatico di Parigi e raggiungere l’azzeramento delle emissioni entro il 2050, come stabilito dal Green Deal. 

Il pessimismo sugli Stati generali

Oltre alle emissioni Evi chiede da mesi di “azzerare gli attuali vertici del Movimento”. “Penso che un rinnovamento non possa passare dalle persone che hanno avuto ruoli importanti fino a oggi”, ha detto con rammarico per la scelta dei trenta oratori che prenderanno la parola durante gli Stati generali di domenica. “La stragrande maggioranza sono ministri, ex ministri, parlamentari… Insomma quella che doveva essere l’occasione per dare voce ai territori si rivela il palcoscenico di chi già oggi guida il M5s”, ha affermato con amarezza. “Una parvenza di cambiamento ma non cambierà nulla, è tutta una farsa”, taglia corto la dissidente. 

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