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Lunedì, 8 Agosto 2022
L'intervista / Bielorussia

Lukashenko critica la guerra in Ucraina: "Si sta trascinando"

Il presidente bielorusso ha parlato all’Ap dichiarandosi favorevole al processo di pace e contrario all'utilizzo di armi nucleari. Ma ha ribadito l'alleanza di ferro tra Minsk e Mosca

Il presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko ha dichiarato che non si aspettava che la guerra in Ucraina “si trascinasse in questo modo”. In un’intervista all’Associated press, l'autoritario capo di Stato ha difeso l’invasione russa, pur ammettendo di essere rimasto sorpreso dalla lentezza con cui gli alleati di Mosca stanno avanzando in territorio ucraino. Si è anche detto contrario all’uso di armi nucleari nell’ex-repubblica sovietica, senza però sbilanciarsi sulla possibilità di un loro impiego da parte della Russia.

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Lukashenko ha ripetuto più volte che “questa operazione si è trascinata” durante l’intervista di quasi 90 minuti, registrata a Minsk. Una critica velata ma che, visti i rapporti di forza tra Mosca e Minsk appare significativa. L’aggressione all’Ucraina ordinata dal presidente russo Vladimir Putin dura ormai da più di 70 giorni. “Ma non sono abbastanza immerso in questo problema per dire se va secondo i piani, come dicono i russi, o come sento io”, ha aggiunto il presidente bielorusso.

Non è stato certo messo in dubbio il sostegno di Minsk a Mosca, un appoggio che ha del resto provocato sanzioni contro la Bielorussia, dal cui territorio sono partite truppe russe verso Kiev. Ma Lukashenko ha detto di essere per la pace e ha auspicato la fine delle ostilità, usando apertamente la parola “guerra” (a differenza del Cremlino, che si ostina a parlare di “operazione militare speciale”): “Non accettiamo categoricamente alcuna guerra”, ha dichiarato ad Ap, aggiungendo che “grazie al sottoscritto, cioè a me, sono iniziati i negoziati tra Ucraina e Russia”.

Quanto alle armi nucleari, ha definito il loro utilizzo in Ucraina “inaccettabile” perché “potrebbe far volare la nostra palla terrestre fuori dall’orbita verso chissà dove”, e la Bielorussia in quanto Paese confinante ne subirebbe le conseguenze peggiori. Ma ha ribadito che la domanda “se la Russia sia in grado o meno di farlo” va posta a Mosca, non a Minsk.

Lukashenko ha tuttavia sottolineato che la Russia “non può per definizione perdere questa guerra”, nonostante il fronte internazionale pro-Ucraina sia soverchiante e dalla parte di Mosca sia rimasta solo la Bielorussia. Del resto, secondo il presidente, Putin “molto probabilmente non vuole un confronto globale con la Nato”, alla quale riserva comunque un monito: “Fate di tutto perché questo non accada. Altrimenti, anche se Putin non lo vuole, i militari reagiranno”.

A sentire Lukashenko, Putin (che chiama il suo “fratello maggiore”) non ha “relazioni più strette, più aperte o più amichevoli con nessun altro leader mondiale oltre al presidente della Bielorussia”. Il rapporto tra i due si è stretto progressivamente a seguito delle elezioni del 2020, fortemente contestate da parte della popolazione bielorussa e dalla comunità internazionale per presunti brogli elettorali e una pesante repressione delle proteste che ne sono seguiti.

Quanto all’esercito bielorusso, che ha condotto esercitazioni congiunte con quello russo poco prima dello scoppio della guerra e che sta continuando le esercitazioni, Lukashenko assicura che non c’è da temere: “Noi non minacciamo nessuno e non abbiamo intenzione di minacciare e non lo faremo”, ha detto, precisando che scatenare una guerra “non è assolutamente nell’interesse dello Stato bielorusso”.

Ma ha comunque incolpato l’Occidente, soprattutto la Nato e gli Stati Uniti, per aver provocato Mosca e aver alimentato la guerra tra Russia e Ucraina, dove il presidente Volodymyr Zelensky sarebbe solamente una marionetta al servizio degli americani. Secondo lui, Washington vuole “affogare la Russia nella guerra con l’Ucraina”. L’obiettivo sarebbe “sistemare la Russia, e poi la Cina”.

Al netto delle sparate sulla geopolitica internazionale, comunque, la velata “critica” alla guerra in Ucraina potrebbe essere stato un modo per Lukashenko di strizzare l’occhio all’opinione pubblica bielorussa, sempre più indifferente verso le operazioni militari. Ma il leader di Minsk non poteva nemmeno spingersi troppo oltre, perché il sostegno di Putin gli è indispensabile per rimanere al potere.

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