Lotta alla corruzione, l'Italia fa meglio di Germania e Francia

Secondo il Consiglio d’Europa il nostro Paese rispetta in pieno il 50% delle linee guida sul malaffare e reati dei colletti bianchi. Ma gli esperti lanciano l’allarme sulla “bassa percezione” dei fenomeni d’illegalità

ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Le “pagelle” agli Stati sui sistemi anti-corruzione partono da un problema comune, quello della percezione del fenomeno stesso. Sottovalutare il giro di tangenti e favori illeciti significa minimizzare l’utilità delle contromisure e, nei casi più estremi, non riconoscere affatto il valore della prevenzione. Ma quello della percezione tra i cittadini è solo il punto di partenza del rapporto del Consiglio d’Europa che valuta l’efficacia degli “anticorpi” di 49 Paesi nei confronti dei reati che coinvolgono privati e pubblica amministrazione in intrecci i potere che “hanno conseguenze devastanti per i diritti umani, la democrazia e lo stato di diritto”, come ricorda Thorbjorn Jagland, segretario generale dell’organizzazione con sede a Strasburgo. 

Il monitoraggio

È sempre bene ricordare che il Consiglio d’Europa non è un organismo dell’Unione europea e mette assieme 47 Stati tra Vecchio Continente e Asia. Questi ultimi, assieme agli Stati Uniti d’America, si sottopongono ogni anno alle valutazione del GRECO, Gruppo di Stati contro la corruzione. Un vero e proprio monitoraggio delle azioni anti-mazzette e di contrasto ai reati dei colletti bianchi. E assieme alle valutazioni, vengono stilate delle raccomandazioni per migliorare il proprio sistema nazionale di contrasto alla criminalità. 

Bene l'Italia

A detta degli esperti, l’Italia ha fatto i compiti a casa. Sulla prevenzione della corruzione dei parlamentari, ad esempio, l'Italia ha rispettato il 50% delle raccomandazioni e attuato parzialmente la restante metà dei consigli ricevuti, a fronte di una media d’implementazione pari al 22,6%. Più modesto, ma sempre positivo, il risultato sull’attuazione di sistemi anti-corruzione per giudici e inquirenti. L’Italia non ha recepito solo il 16,7% delle raccomandazioni in questi ambiti contro una media del 26,5% di non attuazione delle regole sulle autorità investigative e 31,1% su quelle giudicanti. 

Progressi nel complesso

Nel 2018, secondo il rapporto, l’Italia ha fatto meglio di Francia e Germania. Con la maglia nera troviamo Turchia, Serbia e Portogallo, mentre la Finlandia è di gran lunga il Paese più virtuoso, con un netto 100% di raccomandazioni approvate nei rispettivi tre ambiti di applicazione (parlamentari, giudici, autorità investigative e inquirenti).  “Nel complesso - sottolinea il segretario generale Jagland - i nostri Stati membri hanno compiuto progressi nell'attuazione di misure per prevenire e combattere la corruzione, ma occorre fare molto di più”.  Il presidente del GRECO, Marin Mrcela, ha ribadito che “nessun Paese è immune alla corruzione”. “Tutti gli Stati - conclude - indipendentemente dalla loro posizione negli indici di percezione, sono tenuti a prendere misure concrete per prevenire e contrastare la corruzione”.

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