I Lord ancora contro May e la Hard Brexit: chiedono di restare nel Mercato unico Ue

Approvato un emendamento che afferma che deve essere una priorità nei negoziati, il testo ora passerà all'esame dei Comuni. La premier prova a gestire la rivolta interna ai conservatori contro il suo piano per una nuova Unione doganale

Continua l'offensiva della Camera dei Lord contro il modo in cui il governo di Theresa May sta conducendo le trattative con Bruxelles per la Brexit. Ieri sera il governo è andato nuovamente sotto e a Westminster è stato approvato un emendamento che chiede che restare nel Mercato unico sia una priorità nei negoziati. Si tratta di un emendamento al testo sul divorzio, e questo significa che ora lo stesso emendamento verrà votato anche alla Camera dei Comuni dove una approvazione, che comunque risulta molto difficile, sarebbe un macigno sul governo conservatore.

Sconfitta anche per Corbyn

La sconfitta May la può dividere equamente con il suo principale avversario, Jeremy Corbyn. I laburisti avevano optato per l'astensione sul testo, ma ben 83 di loro hanno sfidato l'indicazione del partito esprimendosi a favore. Così come si sono espressi a favore anche 17 conservatori.

"Il tempo dell'ambiguità costruttiva è finito: i membri del partito e i nostri elettori saranno felici di questo segnale che mostra chiaramente che non andremo d'accordo con la Brexit dei Tory", ha affermato il laburista Chuka Umunna, presidente del gruppo pro-europeo dei pari, mandando un chiaro messaggio al Corbyn, accusato da diverse fazioni del Labour di essere troppo morbido nell'opposizione alla hard Brexit.

Un altro laburista, Waheed Alli, ha affermato che la permanenza nello Spazio economico europeo è essenziale per garantire il futuro delle esportazioni del Regno Unito nonché il lavoro e il sostentamento di molte migliaia di persone. Il Mercato Unico “riguarda servizi come la vendita al dettaglio, il turismo, i trasporti, le comunicazioni, i servizi finanziari e aerospaziali, dove abbiamo un surplus commerciale di 14 miliardi di sterline”, ha ricordato, aggiungendo che l'unione doganale, per cui pure i Lord hanno chiesto di restare, “andrà solo a beneficio dei nostri vicini europei nelle loro importazioni e senza un equivalente Spazio economico comune danneggerà la nostra redditizia attività di esportazione”.

Per May sconfitta numero 14

Il colpo maggiore però è stato chiaramente contro il governo. Si tratta della quattordicesima sconfitta per May nella Camera Alta del Parlamento, dove l'opposizione alla Brexit è molto più forte. Questo colpo arriva il giorno dopo l'attacco che la premier ha ricevuto da Boris Johnson, che ha definito il suo piano per stringere un nuova nuova partnership doganale con l'Ue “una follia”. Theresa May sta da tempo conducendo due trattative parallele, quelle con Bruxelles e quelle all'interno del suo stesso partito, dove la fazione più dura si è fortemente rafforzata dopo le elezioni locali dello scorso 3 maggio, quando i Tory hanno scongiurato l'attesa crescita esponenziale dei laburisti in sostanza fagocitando tutti i voti degli euroscettici dell'Ukip.

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May sta cercando di trovare una soluzione alla questione del confine irlandese, e lì l'Unione doganale resta centrale. Se Londra ne uscirà dovrà controllare di nuovo l'ingresso e l'uscita delle merci, e per farlo potrebbe essere costretta a installare un 'hard border' tra il nord e il sud dell'isola, cosa che comprometterebbe l'accordo di pace. Sta allora pensando a una nuova partnership, che sia nei fatto una partecipazione, seppur più morbida, all'Unione. Ma Johnson e l'ala dura del partito sono c

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