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Londra si 'vendica' dei problemi alla frontiera: negato status di diplomatico all’ambasciatore Ue

Per il Regno Unito non è giusto dare al rappresentante di Bruxelles i diritti e le immunità concesse agli altri ambasciatori perché l'Europa non è uno Stato nazionale. Ma altri 142 Paesi lo fanno

Dopo la firma dell’accordo sulla Brexit - accompagnata da sorrisi di rito e attestati di soddisfazione, soprattutto da parte britannica - per l’Unione europea e il Regno Unito è già arrivato il momento del primo scontro diplomatico. La ‘pax’ raggiunta con l’ok al documento che disciplina le relazioni future tra le due sponde della Manica è durata meno di un mese. La nuova lite è scoppiata per via del rifiuto da parte di Londra di concedere lo status di diplomatico garantito agli altri ambasciatori al rappresentante Ue presso il Regno Unito. Si tratta del portoghese Joao Vale de Almeida, nominato ambasciatore dell’Unione europea a Londra. Allo stato attuale, l'ambasciatore non avrebbe la possibilità di presentare le sue credenziali alla regina, come invece consentito agli altri capi missione diplomatici, e i funzionari Ue si troverebbero - di fatto - discriminati rispetto alle altre ambasciate di stanza a Londra. Una situazione che ha fatto infuriare Bruxelles.

Il caos alle frontiere

Tra i retroscena, c’è chi invoca i primi problemi alle frontiere tra il nuovo Paese extra-comunitario e l’Unione europea come causa della ‘vendetta’ di Londra. Diversi comparti del Regno Unito stanno soffrendo la reintroduzione delle dogane e dei controlli commerciali. È il caso del settore ittico, che ha già ceduto importanti quote di esportazioni verso il Vecchio Continente. Meno tradizionale, ma certamente più redditizio, è il settore dell’e-commerce, anch’esso colpito da forti aumenti di prezzo dovuti alla Brexit. La vita si è complicata anche per gli artisti e le star della musica inglese, 100 dei quali hanno sottoscritto un appello per denunciare che con le nuove regole saranno costretti a procurarsi “costosi permessi di lavoro e una montagna di documenti” per fare concerti nel resto d’Europa. Come dimenticare poi i disagi per chi viaggia in aereo, con alcuni casi di veri e propri respingimenti all’imbarco dovuti alle regole sul Covid che valgono per gli altri Paesi extra-Ue. Da ultimo c’è stato il famoso caso dei panini sequestrati dalle autorità olandesi ad alcuni autotrasportatori britannici in forza delle nuove regole sul trasporto di prodotti di origine animale.

Le conseguenze del mancato riconoscimento

Ma il ministero degli Esteri britannico ha garantito che non vi sono motivi politici, e tantomeno personali, dietro allo sgarbo. Il ‘no’ sullo status di diplomatico ai rappresentanti Ue sarebbe bensì motivato dalla necessità di non creare un precedente trattando “un ente internazionale alla stregua di uno Stato nazionale”. In altre parole, il Regno Unito non vuole concedere lo status di ambasciatore al rappresentate mandato da Bruxelles perché costui non rappresenterebbe alcun Paese sovrano. “La decisione britannica - fa notare la stessa Bbc - è in netto contrasto con 142 altri Paesi in tutto il mondo in cui l’Ue ha delegazioni e nei quali ai suoi ambasciatori è concesso lo stesso status di diplomatici che rappresentano nazioni sovrane”. Di qui la decisione di Londra di trattare la delegazione Ue alla stregua dei rappresentanti di un'organizzazione internazionale. Senza lo status concesso agli altri ambasciatori, i diplomatici dell’Ue perdono le tutele riconosciute dalla Convenzione di Vienna, che garantisce loro l’immunità dalla detenzione, dalla giurisdizione penale e dalla tassazione. 

La risposta di Bruxelles

La reazione europea non si è fatta attendere. L’Alto rappresentante dell'Ue per la politica estera, Josep Borrell, ha espresso le sue “serie preoccupazioni” al ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab. La questione, confermano a Bruxelles, sarà discussa dai ministri degli Esteri dei 27 Stati membri durante la riunione in programma per lunedì prossimo. Dal canto proprio, l’Ue ha ricordato nelle ultime ore di non avere nulla a che fare con le tipiche organizzazioni internazionali. L’Europa ha infatti una propria valuta in circolazione in 19 Stati membri, detiene anche il potere di legiferare e in tutta l’Ue vige un sistema giudiziario che, ad esempio, si assoggetta alla Corte di Giustizia dell’Unione europea per questioni interpretative del diritto comunitario. Resta ora da vedere se Londra farà marcia indietro, o se l’incidente diplomatico passerà alla storia come il primo vero sgarbo istituzionale nel periodo post-Brexit, che in quest’ultimo caso partirebbe proprio con il piede sbagliato.

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