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Foto Ansa  EPA/Antonio Lacerda

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"Assurdo il lockdown per le librerie", e gli scrittori si offrono di pagare le multe a chi si ribella

In Francia i libri sono ritenuti beni non essenziali e la loro vendita è vietata anche nei supermercati. Ma un gruppo di autori del Paese non ci sta e invita alla disobbedienza

Non solo il cibo, ma anche la cultura è un bene essenziale, e per questo i negozi di libri non dovrebbero essere chiusi durante il confinamento. Per questo un gruppo di scrittori francesi ha invitato i proprietari di questi negozi a disobbedire alle disposizioni volute dal governo di Parigi, promettendo di pagare eventuali multe che dovessero ricevere.

La protesta

A guidare la protesta Alexandre Jardin, secondo cui “nessuno Stato ha il diritto morale di chiudere una libreria”. Parlando alla tv Bfm l'autore del bestseller Le Zèbre, ha annunciato che “gli scrittori francesi hanno deciso di pagare le multe che riceveranno i librai". " Ci stiamo mobilitando, non li lasceremo soli", ha promesso. “Per cominciare, la prima multa che riceverà un libraio sarà pagata da Didier van Cauwelaert, Prix Goncourt”, nel 1994 per 'Un biglietto di sola andata', “che l'ha annunciato ieri. La seconda la pagherò io e la terza poi vedremo, ho visto che ha chiamato Irène Frain”, ha spiegato.

Beni non essenziali

All'inizio del confinamento, più di due settimane fa, il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, aveva chiesto al presidente Emmanuel Macron, che le librerie restassero aperte e ha invitato i cittadini della capitale a non utilizzare Amazon, ma sostenere i negozi di quartiere. Un invito che è stato fatto proprio anche dall'ex presidente François Hollande. Il governo ha invece addirittura stabilito che anche i supermercati non possono vendere beni ritenuti non essenziali, e così quelli che avevano ad esempio scaffali con i libri li hanno dovuti chiudere.

I cittadini vogliono leggere

In Paesi come il Belgio le librerie sono state ritenute essenziali e lasciate aperte nonostante il lockdown, stessa cosa nelle zone rosse in Italia. “Come abbiamo visto subito dopo il primo blocco, ci sono milioni di persone in questo paese che vogliono leggere, che hanno bisogno di leggere. Chiudere le librerie significa condannare un'intera sezione dell'economia culturale a vacillare e, nel caso di alcuni, a scomparire ", ha dichiarato il critico letterario François Busnel, che ha invece lanciato una petizione contro la chiusura dei negozi di libri, una decisione che, a suo avviso, priva la Francia del suo “miglior battaglione per affrontare l'oscurantismo”.

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