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Ok al registro Ue di trasparenza per le lobby, ma per le rappresentanze permanenti resta volontario

Tutti i portatori di interesse per avere contatti con i membri delle tre istituzioni comunitarie dovranno farne parte, resta però il nodo della ambasciate

Dopo quasi cinque anni dalla proposta della Commissione, il Parlamento europeo ha approvato l'istituzione di un registro obbligatorio per la trasparenza, che dà il via libera all'accordo interistituzionale sull'obbligo di registrare tutti gli incontri dei rappresentanti istituzionali con i lobbisti.

La relazione è stata approvata con 645 voti a favore, cinque contrari e 49 astensioni. Questo voto rappresenta un cambiamento importante nella struttura dell'attuale registro per la trasparenza: i rappresentanti di interessi dovranno registrarsi per poter svolgere determinate attività di lobbying relative a una delle tre istituzioni comunitarie. Fino ad ora era stato il Consiglio, che rappresenta i governi degli Stati membri, il più restio a questa riforma, mentre Commissione e parlamento già avevano un regolamento simile. Pur ritenendo questo accordo un avanzamento per il Parlamento il campo di applicazione avrebbe potuto essere più ampio in relazione alle attività dello stesso Consiglio, visto che per quanto riguarda le rappresentanze permanenti, le ambasciate degli Stati all'Ue, i cui funzionari fanno le veci degli esecutivi nel lavoro di tutti i giorni, resta volontario.

“Con 30 mila lobbisti e almeno cinquecento sedi di multinazionali, Bruxelles è la capitale europea dei portatori di interesse. Con questo registro, che finalmente sarà obbligatorio e non più solo volontario, ci sarà più trasparenza e i cittadini saranno maggiormente tutelati con decisioni prese nell'interesse di tutti e non di qualche multinazionale”, ha rivendicato il vicepresidente dell'Aula e deputato del Movimento 5 Stelle, Fabio Massimo Castaldo, spiegando che “la registrazione sarà una condizione preliminare per l'esercizio di determinate attività di lobby presso le Istituzioni europee e saranno ammesse solo le organizzazioni che rispondono ai requisiti richiesti”.

Castaldo ha sostenuto che “il modello da seguire è quello dell'Italia che, prima in Europa, già dall'aprile del 2020 ha adottato in maniera permanente la trasparenza nei rapporti fra la propria Rappresentanza presso l'Unione europea e le lobby promuovendo incontri solo con portatori di interesse iscritti nell'apposito registro della Commissione”, una riforma voluta dal secondo governo guidato da Giuseppe Conte. “Siamo stati infatti i primi a vincolarci volontariamente a condizionare e a rendere pubblici tutti gli incontri delle figure apicali della nostra rappresentanza con i portatori di interesse. Sino ad allora, iniziative simili erano obbligatorie solo per i Paesi che ricoprivano la presidenza di turno", ha rivendicato il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, secondo cui “il voto del Parlamento ha segnato un importante avanzamento nella politica di trasparenza dell'Unione”.

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