“Italiani, andate via dalla Libia”, il ministero degli Esteri 'smentisce' Salvini 

Per il ministro degli Interni il Paese africano è “porto sicuro” e chiede che i barconi dei migranti siano ricondotti li'. Ma la Farnesina lancia l'allarme “in ragione della assai precaria situazione di sicurezza”. Confermando indirettamente una recente sentenza del Tribunale di Ragusa e il parere della Commissione europea

Un centro di detenzione per migranti in Libia

Gli italiani non vadano in Libia e quelli che si trovano lì lascino “temporaneamente il Paese in ragione della assai precaria situazione di sicurezza”. Altro che “porto sicuro” per i migranti, come chiede il ministro degli Interni Matteo Salvini per fermare i barconi dall'Africa (e trovare l'accordo con i Paesi di Visegrad). A smentire il leader della Lega è il suo stesso governo, per la precisione il ministero degli Esteri, che sul sito “Viaggiare sicuri”  invita i nostri connazionali a tenersi lontano dalla Libia. 

Tra terrorismo, rapimenti e criminalità

Il motivo? In Libia sono in atto “scontri tra gruppi armati” che “interessano varie aree del Paese (incluso in Tripolitania, nell'area intorno a Sirte, a Sebha, Bengasi, Derna e Sabratha). Permane inoltre, anche nella capitale, la minaccia terroristica e elevato rischio rapimenti. Si registrano elevati tassi di criminalità anche nelle principali città e strade del Paese, tra cui il tratto stradale costiero dalla Tunisia all'Egitto”. 

Sul rischio terrorismo la Farnesina, come riporta l'Agi, aggiunge: "Cellule jihadiste sono presenti in varie parti del Paese, inclusa la capitale. Attacchi terroristici rivolti a libici e stranieri, anche con ricorso ad autobombe, hanno avuto luogo a Tripoli (da ultimo contro la Commissione Elettorale il 2 maggio scorso). Si sottolinea che standard adeguati di sicurezza non sono garantiti nemmeno nei grandi hotel della capitale, che sono anzi considerati ad alto rischio. Si richiama inoltre l'elevato rischio di sequestri di cittadini stranieri, a scopo di estorsione o di matrice terrorista, in tutto il Paese”. Insomma, l'insicurezza regna sovrana. 

Le "ragioni" di Salvini

Eppure, il ministro Salvini vorrebbe che l'Unione europea riconosca la Libia come un “porto sicuro”, ossia un luogo dove poter rimandare indietro i migranti nel rispetto delle norme internazionali. E' quello che chiedono anche i Paesi di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia), cui Salvini mira per future alleanze: ma senza la possibilità di “chiudere” la rotta libica, questi Stati membri non intendono venire incontro alla richiesta del governo Conte di una ripartizione automatica dei migranti in tutta l'Ue. Ecco perché il leader del Carroccio insiste tanto sul “porto sicuro”.

Lo stop dell'Ue e cosa dicono le sentenze

Ma oltre la Farnesina, lo stop a questa idea è arrivata oggi anche dalla Commissione europea, che ha ricordato che “nessuna operazione europea o nave europea fa sbarchi in Libia perché noi non consideriamo la Libia un porto sicuro”. Tradotto: le navi militari dell'operazione europea Sophia continueranno a salvare vite umane al largo della Libia e a portarle in Italia. Parole cui Salvini ha replicato prontamente su Twitter: “L'Unione europea vuole continuare ad agevolare lo sporco lavoro degli scafisti? Non lo farà in mio nome, o si cambia o saremo costretti a muoverci da soli”.

Ma la rabbia di Salvini cozza con le leggi: che la Libia non sia un porto sicuro lo ha stabilito infatti, tra gli altri, una sentenza della Corte europea dei diritti umani e, per restare in casa, il Tribunale di Ragusa, che aveva dato ragione a una ong che si era rifiutata di riportare i migranti salvati in mare nel Paese africano. 

Il governo a Bruxelles "dimentica" la questione

Non a caso, oggi a Bruxelles, il governo avrebbe potuto sollevare la questione del “porto sicuro” davanti al resto dei Paesi Ue. Ma non l'ha fatto: “C'è un forte impegno, anche da parte dell'Italia, a fare in modo che i porti siano sicuri”, si è limitata a dire la sottosegretaria agli Esteri, Emanuela Del Re, che era presente all'incontro al Consiglio europeo. La quale ha anche aggiunto che “si sta tentando di tutto per fare in modo che ci siano delle condizioni di sicurezza e che si possa arrivare a una stabilizzazione dell'area”. Sicurezza e stabilizzazione che, evidentemente, oggi non ci sono. 

Intanto, è notizia di oggi del ritrovamento di un tir frigo in Libia al cui interno erano stipati 100 migranti: otto di loro sono morti soffocati. Tra questi, sei bambini e una donna. 

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