Libia, quei 4.000 morti che pesano sulla coscienza dell'Italia e dell'Europa

La denuncia di Oxfam e Borderline Sicilia: "Dopo due anni, l'accordo tra Roma e Tripoli continua a produrre vittime nel Mediterraneo e a favorire la detenzione di migliaia di uomini, donne e bambini in fuga da guerre e fame"

"Molti morirono e furono sepolti come animali. Le donne sono state violentate di fronte a noi. Siamo stati picchiati ogni giorno dalle guardie carcerarie selezionate dal gruppo di migranti". E' uno stralcio di uno delle tante testimonianze raccolte da Oxfam Italia e Borderline Sicilia sulle condizioni delle persone detenute in uno delle decine di centri di detenzione sparsi in Libia. Dove migranti e richiedenti asilo vengono imprigionati anche in seguito all'accordo sottoscritto due anni fa dall'Italia e dal governo di Tripoli. Con il plauso dell'Europa. Un accordo che, denunciano le due organizzazioni in un rapporto, "continua a produrre morti nel Mediterraneo e a favorire la detenzione nei centri libici di migliaia di uomini, donne e bambini in fuga da guerre e fame".

La storia di Ibrahim

In due anni, si legge nel rapporto, sono annegate 5.300 persone, di cui 4.000 solo nella rotta del Mediterraneo centrale". E chi non annega, sempre più spesso viene intercettato dalla guardia costiera libica, sovvenziata con fondi italiani e Ue, e riportato a terra. Per finire in carcere. Altri, invece, non fanno in tempo neppure a imbarcarsi. Come Ibrahim, un ventiseienne della Guinea, rapito da una delle bande di strada di Tripoli e portato in uno di questi centri. Uno di quelli che dovrebbe essere di "eccellenza", dal momento che è tra i pochi cui puo' avere accesso il personale delle Nazioni Unite. Ma la realtà è ben diversa.

"Nei giorni in cui arrivò lo staff delle Nazioni Unite - racconta Ibrahim - ci trattarono bene, pulirono tutto, cucinarono del buon cibo, ci portarono vestiti, ci portarono da un dottore per un check-up. Non appena lo staff delle Nazioni Unite se ne ando', le cose cambiarono immediatamente. Hanno preso tutto quello che ci avevano dato: cibo, vestiti, sapone". 

Strategia inadeguata

Per Oxfam, questo dimostra come "la strategia messa in atto dal governo italiano e dall'Ue - incurante dei vincoli del diritto internazionale - sia totalmente inadeguata". "Riteniamo gravissimo che a due anni di distanza dalla firma del memorandum (mai ratificato dal Parlamento), alla luce degli innumerevoli rapporti internazionali che hanno denunciato la mancanza del rispetto dei diritti umani e la forte instabilità che continua a caratterizzare la Libia, l'Italia e l'Europa perseverino in politiche migratorie che saranno ricordate dalla storia come un crimine contro l'umanità", aggiunge Paola Ottaviano, avvocato di Borderline Sicilia.

Per questo le due organizzazioni chiedono "un'inversione di rotta, verso l'attuazione di politiche di aiuto e cooperazione improntate al rispetto dei diritti umani e alla costruzione di un ambiente sicuro in Libia e in Europa". 

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