Libia, l'Economist loda il “metodo Minniti”. Ma le ong lo attaccano: “Un fallimento”

Nel giorno in cui un barcone è affondato al largo delle coste libiche, il settimanale britannico esprime apprezzamento per la strategia del ministro degli Interni. Amnesty e Oxfam lo attaccano: “Migliaia di persone intrappolate nei campi di detenzione, costrette a subire tortura, arresti arbitrari, estorsioni e condizioni inimmaginabili”

Un soccorso al largo della Libia nell'ambito dell'operazione Triton / European Union

“Nella prima metà del 2017 il forte aumento delle migrazioni dalla Libia ha spaventato gli europei. Ma le traversate sono diminuite del 70 per cento” grazie all'intervento del ministro degli Interni Marco Minniti. A scriverlo non è un quotidiano vicino alla maggioranza di governo, ma il settimanale britannico “The Economist”, che nel suo ultimo editoriale "Charlemagne" ha espresso parole di apprezzamento per la strategia dell'Italia in Libia e in particolare per l'azione del Viminale. Proprio nel giorno in cui un barcone è affondato al largo delle coste libiche: si temono 90 vittime.

L'elogio dell'Economist

Per il periodico britannico, la strategia adottata da Minniti ha avuto successo su tutti i fronti: dall'accordo Italia-Libia sul sostegno alla Guardia costiera libica all'intesa con i leader tribali e i sindaci libici, fino al coinvolgimento sul posto delle organizzazioni internazionali come l'Unhcr e Oim. "La sua conoscenza del complesso mondo delle milizie, tribù, dei terroristi e dei centri di potere in competizione in Libia, dove ha viaggiato per due decenni, è seconda a nessuna", ha affermato all'Economist un funzionario dell'Ue. L'instabilità della Libia, afferma il periodico, rende tuttavia difficile capire se che gli accordi favoriti da Minniti rimarranno saldi. I piani ambiziosi dell'Ue in paesi come il Niger, prosegue il settimanale, sono ostacolati dalla burocrazia a Bruxelles. "Il signor Minniti ha dimostrato che i governi non devono essere spettatori impotenti quando i vicini diventano instabili", conclude l'editoriale. 

Le accuse di Amnesty e Oxfam

Ma agli elogi dell'Economist fanno da contraltare le accuse di ong come Oxfam e Amnesty International, che chiedono a gran voce di rivedere gli accordi tra l'Italia e la Libia. Per Oxfam, i migranti che scappano da guerre persecuzioni, arrivano in Libia e “trovano un altro inferno. I governi europei hanno il dovere di proteggere i diritti umani di tutte le persone, compresi i migranti. Coloro che attraversano il mare per lasciare la Libia non dovrebbero essere bloccati e riportati indietro, lì sono in gravissimo pericolo”. Per questo, dice Oxfam, “l'Italia deve porre fine immediatamente all'accordo" con la Libia. 

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Un accordo che, ricorda Amnesty International, fu firmato esattamente un anno fa. Dopo 365 gioni, denuncia la ong ,“migliaia di persone restano intrappolate nei campi di detenzione libici, intrappolate nella miseria, costrette a subire tortura, arresti arbitrari, estorsioni e condizioni di detenzione inimmaginabili”.

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