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EPA/TOMS KALNINS

EPA/TOMS KALNINS

Lettonia, lo Stato che sta scomparendo. Per colpa dell'adesione all'Ue 

L'integrazione europea ha aperto le frontiere e i giovani hanno cominciato a fuggire. E cosi', nel piccolo paese baltico, in meno di 20 anni, la popolazione di è ridotta di un quinto. A questo ritmo, in mezzo secolo, potrebbe non essere più una nazione

C'è uno Stato europeo dove in meno di 20 anni la popolazione si è ridotta di un quinto. E dove l'emorragia di giovani prosegue senza sosta. A un ritmo che, nel giro di mezzo secolo, potrebbe trasformare la Lettonia nel primo paese membro a lasciare l'Ue per mancanza di abitanti. Con il paradosso che a favorire l'esodo è stato proprio l'adesione all'Unione. 

L'esodo

I dati sono allarmanti. Nel 2000, la popolazione della Lettonia era pari a 2,38 milioni. All'inizio del 2017 i residenti si sono ridotti 1,95 milioni. Il calo è stato del 18,2%. Nessun altro paese al mondo ha visto una dinamica di questo tipo, se non la vicina Lituania, con un calo del 17,5%, e la Georgia, con un calo del 17,2%.

Stipendi medi da 670 euro

Le ragioni del preoccupante calo demografico sono da ricercarsi nella fuga dei giovani, ma anche nell'alto tasso di mortalità legato a una riduzione crescente delle nascite. Di sicuro, il livello degli stipendi non aiuta a invertire il trend: la paga mensile in Lettonia è in media di 670 euro al mese. Ma nelle zone più povere che si trovano al confine con la Russia, gli stipendi si riducono alla metà. 

Alcuni giovani si trasferiscono nella capitale, Riga, la cui popolazione di 640mila persone è in realtà in leggero aumento dopo un lungo declino. Ma la stragrande maggioranza lascia il paese. “I confini sono aperti, le informazioni sulla vita negli altri Stati dell'Ue sono disponibili e tutti lo stanno facendo. Quindi, i nostri giovani vanno in Inghilterra, in Irlanda o in Germania”, ha dichiarato un giornalista lettone a Politico.

Le tensioni con la vicina Russia

Per Vladislavs Stankevics, responsabile dello sviluppo economico della regione del Latgale, la più povera della Lettonia, “i posti di lavoro ci sono e chiunque è disposto a lavorare ha una reale possibilità di rimanere e lavorare”, assicura. Stankevics punta il dito contro Nato e Russia, le cui tensioni hanno messo il piccolo paese baltico al centro di un braccio di ferro internazionale. Facendo della Lettonia il possibile campo di battaglia di una potenziale guerra tra Mosca e l'Alleanza atlantica. “Questo scoraggia gli investimenti stranieri e allontana le persone”, spiega. 

Segnali di speranza

Qualche segnale di speranza, comunque, si intravede. Secondo l'Ufficio statistico centrale della Lettonia, il numero di emigrati che ritornano in patria nel 2016 è stato pari al 40% di quelli che se ne sono andati. Nel triennio precedente, la percentuale è stata in media del 30%. 

“Molti giovani qui intorno pensano che sia facile fare un sacco di soldi all'estero”, ha raccontato a Politico l'impeenditrice Svetlana Lonska: “Cerco di spiegare loro che fare una vita in un altro paese è molto più difficile di quanto pensino”.

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