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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Diritti Lgbt / Spagna

La legge sui trans che "distrugge i diritti delle donne"

Controverso il concetto di autodeterminazione di genere introdotto dalla norma spagnola: il provvedimento voluto da Podemos è criticato da diverse femministe e parte dei socialisti

La legge sull’autodeterminazione delle persone transgender ha fatto esplodere la polemica all'interno del governo spagnolo dopo che Carmen Calvo, ex vice prima ministra, ha affermato che la legislazione richia di "distruggere" i diritti delle donne.

Il testo, attualmente in procedura parlamentare un anno dopo l'approvazione del primo turno in Consiglio dei Ministri, è stato voluto dalla sinistra radicale di Podemos e consentirà alle persone transessuali di età superiore ai 16 anni di cambiare il sesso menzionato sui documenti di identità, senza dover fare altre procedure se non quella di presentarsi all’anagrafe, indicare il proprio genere e confermare la propria scelta tre mesi dopo. Una norma che fa piazza pulita degli attuali requisiti necessari al cambio di genere: niente più visita psicologica, referto medico e obbligo di sottoporsi a cure ormonali per almeno due anni. Per cambiare identità di genere basterà la sola espressione di volontà di modificare il proprio stato civile. Il cambio di genere sarà possibile anche tra i 14 e i 16 anni, ma servirà l'autorizzazione dei genitori, e addirittura tra i 12 e i 14, ma in quel caso servirà l'autorizzazione giudiziaria.

Secondo una parte delle femministe spagnole la nuova norma sarebbe “una battuta d'arresto nella protezione dei diritti delle donne”, e ad essere ritenuto pericoloso è che legalmente il concetto di sesso biologico verrebbe sostituito da quello di genere. Il timore è, ad esempio, che venga messa a repentaglio la sicurezza delle donne in aree come le carceri e i loro diritti in ambiti come la salute, lo sport e la politica. Secondo Calvo sancendo la superiorità del genere sul sesso biologico "si costruisce una trappola da cui il femminismo voleva fuggire". ”Siamo state escluse dal sistema per il fatto di essere donne e quello che vogliamo è entrare e trasformarlo", ha detto in un intervista rilasciata al quotidiano El Mundo, in cui ha sostenuto che "la teoria queer" metterebbe "sul tavolo problemi molto importanti di sicurezza giuridica".

Alla domanda se non sia possibile difendere la legge trans ed essere femminista, Calvo ha insistito ancora una volta che "per il femminismo" da cui proviene, "quello della rivoluzione dello Stato moderno, del voto alle donne e dell'uguaglianza", questa legge "non è un progresso". L'ex vicepresidente dell'attuale governo ha ricordato la legge del 2004 sulla violenza di genere. "Ero in quel governo", ha detto. "Quella legge parlava di donne, del sesso femminile, e con una rivoluzione giuridica di quella natura non si possono introdurre categorie che la contraddicono", ha aggiunto, temendo confusioni legali che potrebbero portare a indebolire quel testo.

Posizioni di questo tipo sono molto vicine a quelle delle cosiddette "Terf", un acronimo coniato da attivisti trans, che sta per Trans-Exclusionary Radical Feminist (femminista radicale trans escludente), in altre parole qualcuno che si considera femminista ma nega l'identità e il diritto delle persone trans di definirsi donne a tutti gli effetti. Questo movimento, seppur minoritario, sta prendendo sempre più piede in Europa e nel mondo. Uno degli esempi più famosi è quello di J.K. Rowling, scrittrice di Harry Potter, finita più volte al centro delle polemiche per aver dichiarato che gli attivisti Lgbt+  starebbero tentando di "erodere la categoria politica e biologica di 'femmina' e quindi spalleggiare i predatori sessuali in un modo raramente visto prima".

Contro la nuova legge spagnola Calvo ha minacciato di paralizzare l'iter parlamentare con mezzi urgenti se il Partito socialista capitanato dal premier Pedro Sánchez non imporrà modifiche al progetto di legge difeso dal ministro dell'Uguaglianza, Irene Montero. L’ex vicepremier, a capo del Comitato per l'uguaglianza del Congresso, ha il sostegno delle femministe socialiste della “vecchia guardia”. Fonti vicine alla Segreteria per le Politiche Lgbt+ del Psoe hanno dichiarato al quotidiano La Política che si batteranno contro le posizioni delle femministe socialiste e di altri gruppi interni ed esterni al partito che cercano di minare la legge sui trans.

Víctor Gutiérrez, segretario federale Lgbt+ del partito, e Carla Antonelli, prima deputata trans della Spagna, criticano apertamente Calvo. Alcuni membri del partito hanno dichiarato che si tratta solo di una "disputa" tra i settori più all'avanguardia del partito, legati alle politiche di diversità sessuale e alla teoria queer, e la "vecchia guardia" delle femministe del Psoe, come Calvo o le donne legate allo spazio socialista, come Amelia Valcárcel, presidente di Feministas Socialistas (Femministe Socialiste). La co-portavoce di Podemos, partito che ha promosso la legislazione, Isa Serra ha dichiarato di non essere sorpresa dalle parole dell'ex ministra: "Tutti sanno cosa pensa Carmen Calvo dei diritti dei trans. Ha già cercato di impedire che la legge arrivasse al Consiglio dei ministri", ha detto.

Come funzionano le cose in Italia? Nel nostro Paese le persone trans devono rivolgersi al tribunale per cambiare legalmente il proprio genere e il proprio nome e per modificare i documenti ufficiali di identificazione. In base alla legge 164 del 1982, i transgender devono sottoporsi a un processo in due fasi che richiede l'autorizzazione giudiziaria per cambiare legalmente il proprio genere e nome all'anagrafe e per sottoporsi a un intervento chirurgico di conferma del genere quando "necessario". Inoltre, le persone transgender sono tenute a presentare una perizia psicologica al giudice. In alcuni casi però, i singoli tribunali possono decidere di procedere alle rettifiche dei documenti anche senza bisogno di effettuare l’intervento chirurgico. Grazie delle sentenze della Corte Costituzionale e di quella di Cassazione del 2015, adesso i giudici possono essere a favore anche solo in presenza di terapia psicologica ed ormonale, ma in assenza di operazioni cirurgiche.

Lo scorso marzo il tribunale di Roma ha riconosciuto per la prima volta nella storia italiana l'identità di genere di una persona non binaria. Per la prima volta una persona non binaria ha potuto cambiare nome e genere senza alcun trattamento ormonale. Più recentemente, un tribunale avellinese ha tuttavia accordato la rettifica anagrafica a una ragazza transessuale, anche senza intervento chirurgico. In Europa l'autodeterminazione senza bisogno di cure ormonali o operzioni è riconosciuta nelle leggi di Portogallo, Belgio e Irlanda.

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