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Mercoledì, 29 Giugno 2022
VIOLENZE

“Solo sì vuol dire sì”: in Spagna ok alla legge sul consenso nei rapporti sessuali

Contrari i 140 deputati di centrodestra del Partido popular e Vox. Il testo è nato dopo il caso di una violenza rimasta impunita per lo stato di shock della vittima

In Spagna, la mancanza di resistenza da parte di una vittima di violenza sessuale non potrà più essere usata come argomento in sede processuale per giustificare i colpevoli. Solo il consenso della persona, espresso liberamente e in maniera chiara, dovrà essere considerato nei casi di presunta violenza sessuale che dovranno partire dal presupposto che “solo sì vuol dire sì”. Questo è il contenuto della legge approvata dal Parlamento spagnolo con l’ok della maggioranza di centrosinistra e il voto contrario dei 140 esponenti del Partido popular e Vox. 

La cosiddetta ‘Ley del solo sí es sí’ è nata sull’onda lunga dell’indignazione per uno stupro di gruppo di sei anni fa durante la festa di san Firmino. Cinque uomini aggredirono una donna penetrandola fino a sei volte "senza il suo consenso”, scrissero i giudici nel 2018. Nonostante la chiara ricostruzione dei fatti, i cinque accusati - due dei quali miliari, tutti di età compresa dai 24 ai 27 anni - riuscirono ad evitare la pena a 22 anni di detenzione per stupro perché la donna non oppose resistenza alla loro condotta. Un video girato dagli stessi accusati, a detta dei giudici, mostrava la ragazza “messa alle strette e tenuta contro il muro da due degli imputati mentre urlava”. La vittima “tiene gli occhi sempre chiusi, non fa gesti o prende iniziative in merito ad atti sessuali o interagisce con gli imputati”. Circostanze che convinsero i giudici a condannare i cinque uomini solo a nove anni di prigione per abuso sessuale continuato. 

L’approvazione della nuova legge, secondo la ministra all’Uguaglianza Irene Montero, rappresenta “un passo decisivo per cambiare la cultura sessuale del nostro Paese, lontano dalla colpa e dalla paura, per lasciarsi alle spalle la cultura dello stupro e creare una cultura del consenso”. 

Una norma che “chiude un vuoto”, a detta del giornale El Pais, dal momento che finora la definizione e l’affermazione in tribunale del consenso si basa “su questioni che si muovono ai margini, che hanno provocato proteste sia sociali che politiche e hanno persino aperto dibattiti giudiziari”. Ad esempio “è successo che durante i processi venissero poste domande del tipo: 'Hai chiuso bene le gambe?', 'Come eri vestita?' e 'Hai resistito abbastanza?'”, ha aggiunto il giornale.

D’altro canto, secondo l’opposizione, la nuova legge "inverte l'onere della prova” e “mette a rischio la presunzione di innocenza”, ha detto in Aula la deputata popolare Marga González. Le ha risposto nel dibattito Sofía Castanón, esponente di Unidas Podemos, spiegando che il testo non solo servirà per eliminare la presunzione di colpa o di responsabilità in capo alla vittima di violenza, ma metterà anche al centro le sue decisioni e il suo desiderio. Perché “sì”, ha concluso la deputata, “è una parola molto sexy”.

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