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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Guerra Russia-Ucraina

La Lega nel mirino di Strasburgo per rapporti con Putin

Il Parlamento europeo approva una relazione contro le interferenze di Russia e Cina nei processi democratici Ue. Proposto il divieto di finanziamenti dall’estero dei partiti politici

Finisce nuovamente nel mirino l’accordo di cooperazione firmato nel 2017 tra la Lega di Matteo Salvini e il partito Russia Unita di Vladimir Putin. Questa volta a stigmatizzare il rapporto di amicizia tra le due forze politiche è una relazione del Parlamento europeo sul contrasto alle interferenze straniere nei processi democratici e alla disinformazione. Il testo è stato approvato con 552 voti a favore, 81 contrari e 60 astenuti. Ad eccezione della sola Lega, che in Aula ha optato per l’astensione, tutte le altre delegazioni italiane hanno votato a favore, inclusi gli eurodeputati di Fratelli d’Italia e Forza Italia. 

Il testo, frutto di 18 mesi di lavori della commissione speciale sulle Interferenze estere (Inge) è arrivato nell’emiciclo di Strasburgo a meno di due settimane dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. La relazione afferma che i funzionari pubblici e governativi europei siano "in modo schiacciante" inconsapevoli della gravità della minaccia rappresentata dai regimi autocratici stranieri, in particolare Russia e Cina. 

Tra le considerazioni iniziali del testo approvato dall’Europarlamento si fa presente che “la Russia cerca contatti con partiti, figure e movimenti” per “legittimare le posizioni russe e i governi per procura, per esercitare pressioni per alleggerire le sanzioni e per mitigare le conseguenze dell'isolamento internazionale”. In particolare si punta il dito contro “partiti come l'austriaco Freiheitliche Partei Osterreichs, il francese Rassemblement National e l'italiano Lega Nord” che “hanno firmato accordi di cooperazione con il partito Russia Unita del presidente russo Vladimir Putin e ora devono affrontare le accuse dei media di essere disposti ad accettare finanziamenti politici dalla Russia”. Ma le tre formazioni politiche europee non sono le sole ad essere finite nel mirino di Strasburgo. 

“Anche altri partiti europei, come il tedesco Alternative fur Deutschland (AfD), gli ungheresi Fidesz e Jobbik e il Brexit Party nel Regno Unito, avrebbero stretti contatti con il Cremlino, e l'AfD e Jobbik avrebbero inoltre lavorato come cosiddetti ‘osservatori elettorali’ alle elezioni controllate dal Cremlino, ad esempio a Donetsk e Lugansk nell'Ucraina orientale”, le prime ad essere invase dall’esercito russo, “per monitorare e legittimare le elezioni sponsorizzate dalla Russia”. Inoltre vengono segnalati “contatti stretti e regolari tra funzionari russi e i rappresentanti di un gruppo di secessionisti catalani in Spagna, nonché tra funzionari russi e il più grande donatore privato per la campagna a favore del recesso del Regno Unito nel referendum sulla Brexit”. 

Per contrastare le minacce per le democrazie europee, gli europarlamentari hanno chiesto alle altre istituzioni Ue, a partire dalla Commissione, di sensibilizzare l'opinione pubblica attraverso la formazione delle persone in ruoli ‘sensibili’ e campagne di informazione rivolte a tutti i cittadini. 

Si chiede inoltre di creare un regime di sanzioni contro la disinformazione e di inasprire le regole sulle piattaforme di social media, che “fungono da veicoli per l'interferenza straniera”.

Inoltre, la relazione chiede di:

  • sostenere media e fact-checker per fare in modo che le piattaforme online investano nelle competenze linguistiche per poter agire su contenuti illegali e dannosi in tutte le lingue dell’Ue;
  • considerare l'infrastruttura elettorale digitale come essenziale;
  • fornire alternative di finanziamento agli investimenti diretti esteri cinesi utilizzati come strumento geopolitico;
  • chiarire le relazioni “altamente inadeguate” tra alcuni partiti politici europei e la Russia;
  • vietare il finanziamento estero dei partiti politici europei;
  • migliorare urgentemente la sicurezza informatica, classificare e registrare software di sorveglianza come Pegasus come illegali e vietarne l'uso; 
  • rendere più difficile per gli attori stranieri reclutare ex alti politici troppo presto dopo che hanno lasciato il loro incarico pubblico.

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