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Domenica, 22 Maggio 2022
Crisi Russia-Ucraina

La Lega scarica “il regime di Putin” e se la prende con l’Ue: “Troppe ambiguità con Mosca”

Zanni: “L’Ue deve essere pronta a tutto per proteggere l’integrità territoriale dell’Ucraina”. La retromarcia del Carroccio che in passato elogiava il Cremlino e attaccava le sanzioni dell’Europa

Cinque anni fa Matteo Salvini festeggiava sui social il raggiungimento di uno “storico accordo” concluso a Mosca “fra Lega e Russia Unita di Putin”. Il documento firmato dall’allora responsabile esteri del partito russo, Sergey Zheleznyak, includeva diversi punti programmatici, rivendicati con orgoglio dal leader della Lega. Tra questi c’era anche “la fine delle sanzioni contro la Russia, che sono costate all'Italia 5 miliardi di euro e migliaia di posti di lavoro persi” e che erano state introdotte dopo il conflitto russo-ucraino iniziato nel febbraio 2014.

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La posizione di oggi del Carroccio appare completamente diversa a quella di cinque anni fa. In vista di un’altra possibile guerra in Ucraina, i provvedimenti contro la Russia questa volta vengono invocati con forza dalla Lega, che dal Parlamento europeo di Strasburgo ha definito la Federazione Russa “il regime di Putin” e ha attaccato l’atteggiamento dell’Ue, colpevole di “lasciare spazio alle ambiguità” nel suo rapporto con Mosca. 

Le parole di fuoco sono arrivate da parte di Marco Zanni, presidente del gruppo parlamentare Identità e Democrazia nonché responsabile Esteri della Lega. “Dobbiamo fermamente e convintamente far capire all’Ucraina che l’Europa è pronta a tutto per proteggere la sua integrità territoriale e la sua libertà”, ha sottolineato Zanni in Aula nel dibattito sulla crisi al quale è intervenuta, tra gli altri, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “Questi sono principi su cui non possiamo transigere - ha aggiunto il leghista - e dobbiamo analizzare con attenzione quali sono stati i nostri errori e il perché di questa ambiguità sul fatto che l’Europa non sia stata in grado di dare, di fronte a questa crisi, un messaggio unitario e concreto”.

Eppure lo stesso Zanni tre anni fa aveva abbandonato una trasmissione televisiva tedesca dopo un duro faccia a faccia con il giornalista Tim Sebastian proprio sul conflitto russo-ucraino. In quell’occasione l’eurodeputato leghista aveva sottolineato che nella guerra c’erano stati “errori da entrambe le parti”, ma anche che "le sanzioni economiche non sono il modo giusto di convincere la Russia” a cambiare modo di agire. 

Oggi il deputato leghista ha invece criticato con convinzione “l’ottimismo su come l’Europa ha agito” nella gestione dell’attuale crisi russo-ucraina, dal momento che “rimangono ancora molte ambiguità nell’approccio che mettiamo sul campo davanti alla questione russa e alle minacce che il regime di Putin oggi pone ai nostri confini”.  

“L’ambiguità - ha aggiunto Zanni - è un problema, perché è vero che le dinamiche dei regimi dittatoriali sono difficili da capire per noi che apparteniamo a Paesi liberi, ma è altrettanto vero che siamo in grado di comprendere benissimo che le nostre debolezze e le nostre ambiguità danno spazio alle minacce e al potere di chi vuole portare la guerra ai nostri confini”.  Parole che lasciano pochi spazi d’interpretazione sull’inversione a U della Lega nel suo rapporto con Putin.

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