Salvini adesso ha paura dell'Ue: "Commissario della Lega? Difficile essere ottimisti"

Il vicepremier teme di perdere la corsa per avere un uomo di fiducia nel nuovo esecutivo di Ursula von der Leyen. Di Maio: "Indicazione spetta al Carroccio". Ma il M5s sta lavorando per incidere sulla scelta

La visita a Roma della nuova presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, non sembra aver risolto il rebus. Anzi, la partita per la nomina del commissario Ue in quota Italia resta ancora apertissima. E Matteo Salvini comincia a temere seriamente di perderla: nessuno dei suoi uomini (o donne) di fiducia rischia di passare la prova del fuoco del voto di fiducia al Parlamento di Strasburgo. E von der Leyen, dopo aver rischiato di venire bocciata all'Eurocamera anche a causa del 'no' dei 28 deputati leghisti, non sembra intenzionata ad aiutare il leader del Carroccio. Sempre più isolato in Europa.

Nonostante il successo elettorale, infatti, la Lega è rimasta ai margini del primo giro di nomine Ue. Al Parlamento, il nuovo gruppo sovranista Identità e democrazia, guidato dal Carroccio, è stato escluso da tutte le cariche importanti. Un 'cordone sanitario' che ha premiato, all'opposto, i colleghi di governo del M5s, che hanno ottenuto la vicepresidenza dell'Eurocamera con Fabio Massimo Castaldo grazie a una serie di appoggi trasversali, dal Pd al Ppe di von der Leyen.

La Lega, invece, non ha saputo fare sponda con i potenziali alleati, dagli ungheresi di Viktor Orban ai conservatori, di cui fa parte Fratelli d'Italia. E anche volendo, i numeri garantiti da queste forze non sono sufficienti a superare l'eventuale fuoco nemico della maggioranza del Parlamento quando il commissario "italiano" dovrà ottenere i voti dell'Aula di Strasburgo. "C’è molta diffidenza verso la Lega, benché abbia vinto le elezioni - ha ammesso Salvini in una intervista alla Stampa - Del resto, se lo stesso Sassoli parla di cordone sanitario intorno al governo italiano è difficile essere ottimisti".

In occasione della visita di von der Leyen, Palazzo Chigi ha fatto sapere di avere ricevuto una rosa di nomi dalla Lega. Le voci parlano dei ministri Bongiorno, Fontana e Garavaglia. E qualcuno sostiene che l'ipotesi Giorgietti, tramontata nelle settimane scorse, potrebbe tornare in auge. Di questi nomi, quello dell'avvocatessa Bongiorno potrebbe avere più chance, perché a von der Leyen mancano donne in squadra (l'obiettivo dichiarato del 50% per ora è un miraggio e un aiuto 'leghista' in tal senso potrebbe essere apprezzato). Ma come in tutte le trattative politiche sulle nomine, i 'nomi forti' sono probabilmente nascosti per evitare di finire impallinati.

I ministri del Carroccio, infatti, scontano il problema di essere troppo 'politici', o meglio, troppo bollati con il 'bollino Lega'. Ecco perché a Roma si sta pensando a un'alternativa, un 'tecnico' che possa superare le diffidenze a Bruxelles e Strasburgo, come accadde con Silvio Berlusconi quando propose Mario Monti. In questa eventualità, potrebbe tornare in gioco il M5s, forte del suo (presunto) maggiore peso negli equilibri interni all'Eurocamera. Si vedrà. 

Messa da parte la questione del nome, c'è un altro problema non di poco conto: la Lega voleva il portafoglio alla Concorrenza, ma a quanto pare von der Leyen non intende concedere la delicata poltrona all'Italia. Il rischio è che Salvini si ritrovi sconfitto due volte: cedere sul nome e accontentarsi di un tecnico. Per ripiegare poi su un posto meno prestigioso (Agricoltura e Industria, per esempio).

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