Giovedì, 5 Agosto 2021
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A lavoro 8 adulti su 10 e contrasto alla povertà: cosa dice la Dichiarazione Ue firmata a Porto

Ridurre del 75% le persone che rischiano l'esclusione sociale e scommettere su istruzione e competenze. L'impegno sottoscritto dai 27 leader di mettere in campo “lo stesso spirito del Next Generation Eu" al servizio dei ceti a reddito medio-basso

Lavoro, lotta alle diseguaglianze e un progresso che non tenga conto solo dell’incremento del Pil, ma anche di indicatori sociali e ambientali capaci di rappresentare l’effettivo benessere dei cittadini. Durante il Social summit di Porto, l’Unione europea ha colto l’occasione offerta dalla crisi per immaginare il suo futuro, nel tentativo di plasmarlo e di evitare che - come accaduto in passato - le circostanze prendano il sopravvento sull’agenda politica. La Dichiarazione di Porto firmata dai leader anzitutto conferma gli obiettivi principali per il 2030, a partire da quelli sul lavoro: il tasso di occupazione della popolazione adulta dovrà aumentare dall’attuale 72,4% ad almeno il 78% nei prossimi dieci anni.

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Lo spirito del Recovery a servizio del sociale

Anche la lotta alle diseguaglianze e alla povertà viene messa in cifre dalla Commissione e dai leader Ue: nel 2019, circa 91 milioni di persone nell’Ue - di cui 17,9 milioni di giovani under 17 - erano a rischio di povertà o esclusione sociale. Bruxelles e i ventisette capi di Stato e di Governo hanno concordato che tale cifra va ridotta almeno a 15 milioni entro il 2030. La Dichiarazione di 13 articoli parte dalla constatazione che “ora più che mai l'Europa deve essere il continente della coesione sociale e della prosperità”. I leader hanno dunque sottoscritto l’impegno a lavorare a "una ripresa collettiva, inclusiva, tempestiva e coesa” mettendo in campo “lo stesso spirito di unità e solidarietà che ha ispirato il nostro storico accordo del luglio 2020” sul piano Next Generation Eu, meglio noto in Italia come Recovery Fund.

Istruzione al centro

“Con la graduale ripresa dell'Europa dalla pandemia di Covid-19 - si legge nella Dichiarazione - la priorità sarà passare dalla protezione alla creazione di posti di lavoro e migliorare la qualità del lavoro, ambiti in cui le piccole e medie imprese (comprese le imprese sociali) svolgono un ruolo fondamentale”. Per fare ciò “metteremo l'istruzione e le competenze al centro della nostra azione politica”, è la promessa dei leader. 

L'impegno

“Siamo determinati - si precisa nella Dichiarazione - a ridurre le disuguaglianze, a difendere salari equi, a combattere l'esclusione sociale e la povertà, perseguendo l'obiettivo di lottare contro la povertà infantile e di far fronte ai rischi di esclusione cui sono esposti i gruppi sociali particolarmente vulnerabili, quali i disoccupati di lunga durata, gli anziani, le persone con disabilità e le persone senza fissa dimora”. Un impegno che assume sfumature diverse da Paese a Paese e che porta con sé ampi margini di interpretazione sui quali si gioca l’azione politica dei leader e delle rispettive maggioranze di Governo. Tuttavia, è opinione condivisa che - a prescindere dal metodo di attuazione - il raggiungimento comune degli obiettivi sociali potrebbe finalmente trasferire ai ceti a reddito medio-basso almeno una parte dei benefici offerti dall’Unione europea.

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