Il Labour apre (ma non troppo) a un secondo referendum sulla Brexit

Depositato un emendamento che chiede di permettere ai Comuni di poter votare sull'ipotesi. In questo modo Corbyn accontenta i remainer del partito ma senza esporsi davvero

Ansa EPA/WILL OLIVER

Il Labour apre, seppur timidamente, all'ipotesi di un secondo referendum sulla Brexit. Il partito di Jeremy Corbyn continua a spingere per un ritorno alle elezioni, ma dopo aver perso il voto di sfiducia a Theresa May ora si sta battendo per modificare il cosiddetto piano B sulla Brexit (che nei fatti è identico al piano A) presentando tutta una serie di emendamenti che se approvati consentirebbero ai Comuni di votare, seppure in forma non vincolante, su varie opzioni alternative a quella proposte dal governo. Tra queste anche quella di un ipotetico secondo referendum.

La mozione

La mozione più significativa, presentata direttamente da Corbyn, propone di verificare l'esistenza di una maggioranza trasversale a Westminster su vari scenari: da quello sostenuto in prima battuta dal partito di una Brexit più soft che lasci il Regno all'interno dell'unione doganale e con legami forti con il mercato unico, fino appunto a quella di un nuovo "voto pubblico" in grado in teoria di rimettere in discussione l'uscita dall'Ue.

Partito diviso

Questa mossa, ha spiegato in un'intervista alla Bbc Rebecca Long-Bailey, ministro ombra del Commercio, non significa che il Labour sostenga ufficialmente una nuova consultazione. Riconoscendo che la questione è "divisiva" per i laburisti, Long-Bailey ha infatti sottolineato come "l'emandamento sia specificatamente formulato per permettere un dibattito sulle diverse opzioni" e "non afferma in nessun modo che il partito sostiene un secondo referendum". La leadership laburista deve fare i conti con le divisioni tra Corbyn ed i suoi più stretti alleati, da sempre scettici su una seconda consultazione popolare, e quelli più entusiasti dell'idea, come il ministro ombra per la Brexit Keir Starmer o il sindaco di Londra Sadiq Khan. Con questo emendamento Corbyn in pratica tiene buona la parte remainer del partito senza doversi esporre troppo. In più l'emendamento laburista ha chances minime di successo, perché necessiterebbe del voto favorevole dei deputati del partito conservatore, che difficilmente sosterrebbero una proposta del principale partito di opposizione.

Il voto sul Piano B

Il Piano B sarà votato in Aula martedì prossimo, quando i deputati potranno discutere del suo approccio e votare emendamenti che propongano un percorso diverso, anche se il voto definitivo è previsto per febbraio. Da parte sua la Commissione Europea "continua a seguire molto attentamente il dibattito nel Parlamento britannico”, ha affermato un portavoce dell'esecutivo di Bruxelles che ha esortato anche “il Regno Unito a chiarire le sue intenzioni il più presto possibile”. Al momento, ha tagliato corto, “non abbiamo niente di nuovo da dire da Bruxelles, perché non c'è nulla di nuovo da Londra". L'accordo di ritiro del Regno Unito dall'Ue, ha concluso, "non è aperto a rinegoziazione e mi aspetto che il governo britannico ci dica che cosa vuole veramente".

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