La Pesco ai nastri di partenza, ecco come funziona la cooperazione europea sulla Difesa

Dovrebbero aderire circa 20 Stati sui 28 membri dell'Ue, non si tratterà di un esercito comune ma di una collaborazione nel campo degli investimenti, nello sviluppo delle capacità e nelle forze operative. Pinotti: “Idea nata da impulso di Italia, Francia, Spagna e Germania che poi ha avuto una diffusione molto ampia”

Foto: European Union

La 'Pesco' la Cooperazione Permanente Rafforzata nella Difesa e nella sicurezza dell'Unione europea è ai nastri di partenza. Il meccanismo che consente ad alcuni Stati dell'Ue, su base volontaria, di approfondire il lavoro comune dovrebbe sancire la sua nascita lunedì prossimo. A margine del Consiglio Affari Esteri a Bruxelles di lunedi', che si terrà nel formato allargato Esteri e Difesa, gli Stati che intendono aderire fin dall'inizio, probabilmente una ventina tra cui l'Italia, firmeranno la notifica congiunta della Pesco, consegnandola all'Alto Rappresentante Federica Mogherini e al Consiglio.

Per Roberta Pinotti ci sarà "un'adesione molto ampia". Parlando in un punto stampa dopo la ministeriale Nato a Bruxelles ieri la ministra della Difesa ha raccontato: "Abbiamo fatto un importante pranzo quadrangolare con le colleghe di Germania, Francia e Spagna, in cui abbiamo fatto il punto su quella che sarà la ministeriale Esteri-Difesa" e che “darà l'avvio alla Pesco, che poi sarà decisa definitivamente a dicembre dai capi di governo”. Per Pinotti “è stato un confronto importante perché abbiamo guardato con soddisfazione al percorso che è stato fatto, a cui abbiamo dato impulso noi quattro, con una lettera, che però ha poi dato vita a una adesione molto ampia”. I numeri definitivi “li vedremo”, ma “si parla di più di venti Stati europei che sono intenzionati a partecipare”, ha garantito la ministra secondo cui questo “vuol dire che è stato un processo cui abbiamo dato un'accelerazione, ma che poi ha avuto un consenso ampio”.

Come funziona la Pesco

La firma sarà il primo atto formale per istituire la Pesco, che vedrà la luce con una votazione del Consiglio a maggioranza qualificata, prevista nella riunione del Consiglio Affari Esteri che si terrà l'11 dicembre. Il meccanismo prevede la collaborazione tra gli Stati membri nel campo degli investimenti nella difesa, nello sviluppo delle capacità e nelle forze operative. "Non si tratta solo di una decisione burocratica”, la firma “ha conseguenze molto concrete: un primo pacchetto di progetti verrà lanciato già al momento della firma, in dicembre", ha spiegato una fonte Ue. La principale differenza della Pesco rispetto alle altre forme di cooperazione nel campo della difesa è la natura vincolante degli impegni presi dagli Stati membri che vi partecipano anche se le capacità militari restano di proprietà degli Stati, che possono renderle disponibili in altri contesti, come operazioni Nato o sotto egida Onu. Insomma non si tratta ancora di creare un esercito europeo, idea avanzata in passato anche dal presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, seppur come un progetto per il futuro.

Con la Pesco, gli Stati membri si impegnano a fornire ciascuno un piano che delinea come verranno mantenuti gli impegni presi di comune accordo ma non sono previste vere sanzioni per chi non rispetti gli impegni, ma disincentivi: se uno Stato non mantiene gli impegni presi, allora il Consiglio può decidere di invitare il Paese inadempiente ad uscire dalla cooperazione.

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Il meccanismo è previsto dal trattato di Lisbona, all'articolo 46, ma dal 2007 non è mai stato attivato, poiché la difesa è una delle principali prerogative degli Stati nazionali, e la decisione di cooperare in un campo così sensibile non è semplice da prendere. Inoltre, tra gli impegni previsti nella Pesco "c'è quello di aumentare le spese nel settore della difesa", cosa richiesta anche dalla Nato e che politicamente può risultare complicata.  

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