La Brexit può ancora essere evitata? Juncker: “Dipende dal popolo britannico”

Il presidente della Commissione: “Non spetta a noi decidere”. Blair: “Possibile fermarla, il Regno Unito ha diritto di cambiare idea”

La Brexit è irreversibile o si può ancora tornare indietro? La palla sta nel campo del Regno Unito e non certo in quello dell'Unione europea. Lo ha detto chiaramente il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, rispondendo a chi gli chiedeva se ritenesse che Londra potrebbe decidere di non lasciare l'Ue. "Dipende dal Parlamento britannico e dal popolo britannico, non spetta a noi decidere che cosa devono fare i britannici", ha affermato il lussemburghese. Ieri sera al Consiglio europeo si è discusso a Ventotto dei negoziati con la premier Theresa May, e oggi i 27 dovranno ratificare i “progressi sufficienti” nella fase uno dei negoziati, quella sul divorzio, per poter aprire anche la due, quella sulle nuove relazioni. "Il primo ministro Theresa May ha spiegato che cosa ha fatto”, e “alcuni, incluso io, pensano che abbia fatto dei progressi e che questo andava riconosciuto". Ora, ha proseguito Juncker, "dobbiamo formalizzare l'accordo di ritiro, che verrà sottoposto al Parlamento e alla Camera dei Comuni, poi inizieremo i negoziati sulla relazione futura il prima possibile. È un processo difficile e ci sono ancora dei passi da fare".

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E a pensare che la Brexit si debba e si possa evitare è l'ex premier britannico Tony Blair. “È ancora possibile fermarla”, ha detto in un'intervista esclusiva a Le Figaro. Certo, ha riconosciuto, la possibilità di riuscirci “è inferiore al 50%", ma "il mio Paese ha il diritto di cambiare idea e io voglio battermi per questo", ha affermato. Per l'ex leader laburista “via via che il costo e la difficoltà dell'uscita dall'Unione europea emergono più chiaramente e che fatti nuovi vengono resi pubblici, è molto probabile che il sentimento dei cittadini nei confronti della Brexit cambi". Ad esempio "uno degli argomenti forti della campagna per la Brexit era stato che ci saranno più soldi per il sistema sanitario uscendo dall'Europa”, ha affermato ma “adesso è chiaro che ci sarà una bolletta salata per la Brexit e che ci saranno meno risorse per la sanità”, e quindi a suo avviso “la gente comincia anche a rendersi conto che uscire dal mercato unico e dall'unione doganale sarà estremamente doloroso. Significa tornare su 40 anni di integrazione e di liberalizzazione".

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