L'Ue avverte il Myanmar. “Basta violenze, garantire ritorno dei rohingya o siamo pronti a sanzioni”

Le conclusioni del Consiglio Affari esteri definiscono “estremamente grave” la situazione umanitaria e dei diritti umani nello Stato di Rakhine

© European Union , 2017 / Source: EC - Audiovisual Service / Photo: François Walschaerts

In Myanmar si deve urgentemente a porre fine a ogni violenza e ad avviare "un processo credibile e concreto per consentire il ritorno sicuro, volontario, dignitoso e sostenibile" ai profughi delle comunità rohingya. È l'invito che è stato rivolto dal Consiglio Affari esteri dell'Unione Europea che nelle sue conclusioni sottolinea che “la situazione umanitaria e dei diritti umani nello stato di Rakhine è estremamente grave", e per questo avverte che si sta aprendo la possibilità di "prendere in considerazione ulteriori sanzioni se la situazione non migliora".

Ue preoccupata

L'Ue ricorda che "giungono notizie molto preoccupanti" di violenze nei confronti della popolazione, oltre che di "gravi violazioni dei diritti umani", fra cui l'uso indiscriminato di armi da fuoco, la presenza di mine e casi di violenza sessuale e di genere. Nello stato di Rakhine, proseguono i ministri degli Esteri, "l'accesso dell'assistenza umanitaria e dei media è fortemente limitato. Risulta quindi impossibile valutare con precisione le esigenze e darvi risposta". Questa situazione, sottolineano le conclusioni della riunione “è inaccettabile e deve cessare immediatamente. Oltre 500 mila persone, per la maggior parte Rohingya, hanno abbandonato le loro case per cercare rifugio in Bangladesh e sottrarsi alle violenze e alla paura. Uno sfollamento così massiccio e rapido di persone è un chiaro indice di un'azione deliberata per espellere una minoranza".

Assistenza umanitaria

I ministri ribadiscono l'invito al governo del Paese “a prendere tutte le misure necessarie per allentare le tensioni tra le comunità, concedere senza indugio accesso umanitario pieno, sicuro e incondizionato, incluso alle Nazioni Unite (Onu), al Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) e alle Organizzazioni non governative internazionali, e avviare un processo credibile e concreto per consentire il ritorno sicuro, volontario, dignitoso e sostenibile nel luogo di origine di tutti coloro che hanno abbandonato le loro abitazioni".

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Durante la riunione, d'altra parte, i ministri europei hanno ribadito il proprio sostegno al premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi: "L'Ue si compiace dell'impegno assunto dal consigliere di Stato di consegnare alla giustizia tutti i responsabili di violazioni dei diritti umani e di altri reati, nel rispetto dello stato di diritto, al fine di evitare ogni forma di impunità, e della sua dichiarazione del 19 settembre secondo cui il Myanmar non teme il controllo internazionale".  
 

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