L'Aids continua a diffondersi in Europa, 122mila persone sono malate ma non lo sanno

La malattia non è stata debellata anche se se ne parla sempre meno. Solo nel 2015 quasi 30mila nuovi casi accertati, ma molti altri contraggono il virus e non gli viene diagnosticato

EPA/MARK R. CRISTINO

L'Aids non è una malattia che in Europa è stata debellata, tutt'altro. Anche se non se ne parla più come negli anni Ottanta e Novanta è ancora molto presente e non deve essere sottovalutata. A Milano è in corso la 16esima European Aids Conference promossa dall'Eacs (European Aids Clinical Society), un evento che che ha richiamato nel capoluogo lombardo oltre 3 mila delegati da tutto il mondo per fare il punto su nuove cure e nuovi rischi. Stando alle attuali statistiche sull'Hiv nell'Ue la sua presenza sarebbe sostanzialmente invariata negli ultimi 10 anni - con 29.747 nuovi casi nel 2015, cioè 6,3 persone su 100 mila rispetto alle 6,6 del 2006. Però l'European Center for Disease Prevention and Control (Ecdc) ha stimato che sfuggono alle statistiche ufficiali 122 mila persone, cioè il 15% sul totale dell'Unione. Si tratta di persone che hanno contratto il virus ma non lo sanno ancora.

Da sottolineare anche il dato sul ritardo con cui si arriva alla diagnosi: occorrono in media quasi 4 anni (3,8) prima che un nuovo contagio da Hiv sia diagnosticato. Un numero che, fanno notare gli esperti, suggerisce l'esistenza di persistenti problemi di accesso ai test per l'Hiv in molti Paesi anche se in Europa sono sempre più quelli che guariscono. “In genere, rispetto ad altre regioni, nella Ue il trattamento dell'Hiv inizia prima e un maggior numero di persone riceve una terapia salvavita”, spiega Fiona Mulcahy, presidente di Eacs secondo cui “se rimane vero che una persona con Hiv su 6 non è in trattamento, è altrettanto vero che 9 su 10 di coloro che accedono alle cure raggiungono di fatto la soppressione virologica”.

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Aumenta consumo di eroina

La presidente della Conferenza EACS 2017, la dottoressa Antonella d'Arminio Monforte, ha poi sottolineato come, che secondo un report del 2015 dell'European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction, solo in quell'anno c'è stato “un totale di 8.441 decessi per overdose, principalmente per eroina e altri oppioidi, con una crescita del 6 per cento rispetto ai 7950 decessi in 30 Paesi nel 2014, e un incremento su tutte le fasce di età”. Per d'Arminio Monforte “questi dati ci spingono a suonare un campanello d'allarme sulla potenziale crescita dell'uso di eroina, con conseguenti nuovi casi di infezione Hiv dovuti alla siringa la quale, secondo la Dublin Declaration, resta un importante fattore di diffusione del contagio".  

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