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Sabato, 13 Aprile 2024
Stoccolma / Svezia

Con l'estrema destra in Svezia più centrali nucleari e meno profughi: il programma del nuovo premier

I Democratici svedesi, alleati di Meloni in Europa, sono rimasti fuori dalle poltrone del governo. Ma hanno imposto la loro linea a Kristersson

Più centrali nucleari, una stretta sull'immigrazione, compresa l'accoglienza dei profughi, e meno risorse per gli aiuti umanitari internazionali. Sono questi alcuni dei punti chiave del programma che dovrà portare avanti il nuovo premier svedese Ulf Kristersson. Alla guida di un governo composto dal suo partito (i Moderati) e da liberali e democristiani, Kristersson ha ottenuto il via libera del Parlamento sulla base di un pacchetto di misure che risente, e non di poco, l'influenza dell'ultradestra, ossia degli Svedesi democratici (Sd), formazione alleata di Giorgia Meloni in Europa e rimasta fuori dalle poltrone del governo, ma non dalla maggioranza che sostiene il neo premier.

Del resto, Sd rappresenta la prima forza del centrodestra grazie al 20,5% di preferenze ottenute alle elezioni che hanno consegnato alla coalizione di Kristersson un vantaggio di appena 3 seggi sul blocco di centrosinistra. Ecco perché è fondamentale per la tenuta del governo il sostegno del leader di Sd, Jimmie Akesson, il 43enne che ha preso in mano un movimento nato nel solco dei gruppi neonazisti e lo ha trasformato nel secondo partito del Paese. Nel fare questo, Akesson ha reciso pian piano i legami con le frange più estremiste del movimento, espellendo tutti coloro che professavano posizioni omofobe e razziste. Un repulisti che non ha però consentito di eliminare del tutto il cordone sanitario intorno a Sd in tempo per garantirgli uno o più posti nell'esecutivo.

In questo, un ruolo lo hanno svolto le relazioni politiche dei suoi alleati di centrodestra con gli omologhi europei: i liberali svedesi, per esempio, hanno già un fronte aperto con Renew Europe, il gruppo europeo di Macron e Calenda, che vede come fumo negli occhi la vicinanza agli euroscettici di Sd. Anche Kristersson avrebbe fatto fatica a presentare un esecutivo con dentro Akesson ai suoi alleati del Partito popolare europeo, di cui fa parte la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Il giovane leader di Sd lo sa bene, e per il momento ha dato prova di lungimiranza e real politik preferendo restare dietro le quinte. 

In cambio, Akesson ha ottenuto un programma di governo di 62 pagine dove trovano posto gran parte delle rivendicazioni del suo partito fatte in campagna elettorale. C'è la costruzione di nuove centrali nucleari, tema in realtà gradito a molti, non solo nel centrodestra, ma che era rimasto un tabù almeno fino allo scoppio della guerra in Ucraina e della crisi energetica. E lo stesso vale per le politiche sull'immigrazione e di contrasto alla criminalità, in un Paese dilaniato dalla guerra tra bande criminali. 

Come succede in altre parti d'Europa, questa guerra nasce da gruppi composti oramai per lo più da cittadini nati e cresciuti in Svezia. Ma le proposte antimmigrazione e sicuritarie di Akesson, che mette i due fenomeni sullo stesso livello, hanno conquistato il cuore degli svedesi, e moderati e liberali si sono adeguati. Così, nel programma trovano spazio tagli drastici alla politica svedese di accoglienza dei profughi, con un tetto di 900 nuovi richiedenti asilo all'anno accolti contro i 6.400 del 2021. Verrà anche proposta una legge per "espellere gli stranieri per cattiva condotta", e vengono proposti nuovi poteri per la polizia, tra cui la possibilità di compiere raid (nei sobborghi urbani, chiaramente) anche senza che vi sia un sospetto di reato. Che il vento in Svezia stia cambiando, dopo anni di socialdemocrazia, lo dimostra anche la proposta di ridurre gli aiuti umanitari verso i Paesi poveri, un modo di dire addio al progetto di Stoccolma di diventare un "campione" della cooperazione internazionale spendendo almeno l'1% del reddito nazionale lordo in aiuti esteri.

"Ora il cambiamento è possibile", ha detto Kristersson a margine del voto di fiducia del Parlamento. In conferenza stampa, il neo premier ha assicurato di non temere eventuali tensioni con Sd, esprimendo la sua "umiltà di fronte ai compiti che ci attendono" e sottolineando i "valori comuni" che uniscono tutti i partiti della maggioranza. Il centrosinistra, per il momento, sta a guardare: i socialdemocratici restano comunque di gran lunga il primo partito del Paese. E non è detto che, prima delle prossime elezioni, previste per il 2026, non possano tornare a prendere le redini del governo. Molto dipenderà da come Kristersson e soprattutto Akesson giocheranno le loro carte.

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