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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Balcani / Serbia

Usa e Ue impongono la pace tra Serbia e Kosovo, allontanati (per ora) i venti di guerra

Pristina ha riaperto i valichi di frontiera dopo che i serbi della nazione si sono impegnati a rimuovere tutte le barricate. L'Onu: "Normalizzare al più presto le relazioni"

Torna la calma nei Balcani. Il Kosovo ha riaperto il suo più grande valico di frontiera con la Serbia, dopo che i serbi in protesta nel nord del Paese hanno promesso di rimuovere i blocchi stradali, allentando un'ondata di tensioni che ha fatto temere lo scoppio di una guerra e allarmato le potenze mondiali. L'Unione europea e gli Stati Uniti hanno fatto pressione su Pristina e Belgrado affinché facessero un passo indietro rispetto a uno scontro crescente che ha visto la Serbia mettere il suo esercito in stato di massima allerta.

La rappresentante delle Nazioni Unite in Kosovo, Caroline Ziadeh, ha detto di confidare nel fatto che le relazioni possano essere "normalizzate al più presto", ed ha evidenziato il lavoro "coscienzioso" intrapreso nelle ultime settimane dalla comunità internazionale, al fine di garantire "la sicurezza e la stabilità" dell'area. I serbi del Kosovo settentrionale hanno eretto posti di blocco dal 10 dicembre per protestare contro l'arresto ritenuto ingiustificato di alcuni di loro e contro l'invio nella regione di ingenti forze di polizia da parte del governo di Pristina. A sbloccare la situazione di paralisi nei trasporti e nelle comunicazioni, in una atmosfera di alta tensione interetnica, è stato un incontro che il presidente serbo Aleksandar Vucic ha avuto nella serata di ieri con i rappresentanti dei serbi del Kosovo.

Nella serata di ieri era stato rilasciato Dejan Pantic, il primo serbo ad essere arrestato il 10 dicembre scorso, che è stato posto sotto sorveglianza domiciliare e che potrà difendersi a piede libero. Pantic è un ex agente dimissionario della polizia kosovara, arrestato con l'accusa di assalto alle sedi della commissione elettorale nel nord del Kosovo, attacchi a funzionari di polizia e collusione con il terrorismo. Accuse queste respinte dai serbi del Kosovo e da Belgrado. Come ha detto stamane alla tv privata serba Pink Petar Petkovic, capo dell'Ufficio governativo serbo per il Kosovo, Ue e Usa garantiscono che non ci saranno altri arresti di serbi, compresi quelli coinvolti nelle proteste con blocchi stradali e barricate.

Non vi potrà essere alcuna lista di serbi da arrestare, anche se i serbi non credono fino in fondo che ciò non avverrà e non sono certi che le garanzie internazionali verranno rispettate. Le garanzie, definite nero su bianco in un documento messo a punto con Vucic, riguardano inoltre anche il divieto per gli effettivi della Forza di sicurezza del Kosovo di essere dispiegati nel nord senza l'autorizzazione del comandante della Kfor, la forza Nato nel Paese, e senza il consenso dei rappresentanti politici dei serbi della nazione.

Circa 50mila serbi che vivono nel nord del Kosovo si rifiutano di riconoscere il governo di Pristina o lo status di Paese separato della Serbia, per questo continuano anche ad usare vecchie targhe automobilistiche rilasciate da Belgrado che si rifiutano di cambiare. Il Kosovo, ex provincia serba a maggioranza albanese, ha dichiarato l'indipendenza nel 2008 con il sostegno dell'Occidente a seguito della guerra del 1998-99 in cui la Nato è intervenuta per proteggere i cittadini di etnia albanese. L'indipendenza non è stata mai riconosciuta da Belgrado ma lo è stata comunque dalla maggior parte degli Stati occidentali e di quelli membri dell'Ue tranne Cipro, Grecia, Romania Slovacchia e Spagna. Il Paese è stato a lungo fonte di tensione tra l'Occidente e la Russia, che sostiene Belgrado nei suoi sforzi per bloccare l'adesione della nazione alle organizzazioni globali, tra cui le Nazioni Unite.

Belgrado negli ultimi tempi ha incoraggiato la minoranza serba (circa 120mila degli 1,8 milioni di abitanti del Kosovo) a rifiutare qualsiasi fedeltà a Pristina in un momento in cui le autorità kosovare volevano affermare la loro sovranità sull'intero territorio. All'inizio di novembre, centinaia di agenti di polizia serbi incorporati nelle forze di polizia del Kosovo, così come giudici, procuratori e altri funzionari, hanno lasciato in massa i loro posti per protestare contro la decisione di Pristina, ora sospesa, di vietare ai serbi residenti in Kosovo l'uso di targhe serbe.

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