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Domenica, 26 Giugno 2022
Sicurezza alimentare / Belgio

Il Belgio chiude la fabbrica di Ferrero: "Contaminazione da salmonella già da dicembre"

Le autorità sanitarie hanno apposto i sigilli allo stabilimento di Arlon, che esporta anche in Italia. Riconosciuto il nesso tra i 105 casi di avvelenamento e uno specifico prodotto Kinder

Le autorità sanitarie del Belgio hanno chiuso lo stabilimento Ferrero di Arlon, al centro dello scandalo alimentare scoppiato dopo che diversi Paesi europei hanno segnalato possibili legami tra il consumo di alcuni prodotti Kinder e un centinaio di casi di salmonellosi. La decisione arriva dopo le polemiche sollevate dall'ammissione della stessa Ferrero di aver rilevato già il 15 dicembre scorso una contaminazione da salmonella nello stabilimento belga.

L'Agenzia federale per la sicurezza della catena alimentare (Afsca) ha annunciato lo stop allo stabilimento e ha avviato il ritiro dal mercato di tutti i prodotti Kinder fabbricati ad Arlon/ "Dopo gli accertamenti" e considerato "che le informazioni fornite da Ferrero sono incomplete, l'Afsca ha proceduto questo venerdì (8 aprile, ndr) al ritiro dell'autorizzazione per lo stabilimento produttivo di Arlon", scrive LeSoir. Il richiamo riguarderebbe "tutti i prodotti della gamma Kinder (Kinder Surprise, Kinder Surprise Maxi, Kinder Mini Eggs, Schoko-bons)". L'Afsca "chiede quindi ai consumatori di non consumare nessuno dei suddetti prodotti, indipendentemente dai lotti o dalle date di scadenza".

Ieri, i responsabili di Ferrero Benelux, la filiale della multinazionale italiana che opera in Belgio, Olanda e Lussemburgo, ma esporta anche in altri Stati europei, Italia comprese, hanno reso noto in un comunicato l’esistenza di un nesso causale tra i 105 casi di avvelenamento segnalati nelle scorse settimane e uno specifico prodotto dell'azienda, smentendo le prime dichiarazioni che negavano connessioni. "C'è una corrispondenza genotipica tra i casi di salmonella e la nostra fabbrica di Arlon, in Belgio", scrive Ferrero.

Il 15 dicembre, dice Laurence Evrard, portavoce di Ferrero Benelux, “abbiamo rilevato la presenza di salmonella in un filtro all'uscita di due serbatoi di materie prime". "Abbiamo dato l'allarme internamente e fermato immediatamente la nostra linea di produzione” e “abbiamo rimosso il filtro e bloccato tutta la nostra produzione dei cinque giorni precedenti, anche se non avevamo rilevato la salmonella durante i nostri controlli quotidiani fino al 15 dicembre”.

All'epoca, spiega LeSoir, il produttore non ha ritenuto necessario informare l'Agenzia federale per la catena della sicurezza alimentare (Afsca), perché non era legalmente obbligato a farlo, in quanto nessuno dei lotti aveva lasciato lo stabilimento, cosa che l'Afsca ha confermato. Tuttavia, Test-Achats (l’associazione belga dei consumatori) considera inaccettabile che l'azienda non abbia informato l'Afsca e ha accusato Ferrero di aver cercato di "mettere a tacere il più possibile" la vicenda, da un lato con un richiamo troppo modesto, dall'altro non segnalando il problema all'Afsca, né rendendolo pubblico. "Per noi, questo è un segno che il sistema di autocontrollo non ha funzionato sufficientemente in questo caso", dice Jean-Philippe Ducart, portavoce di Test-Achats.

L'incidente ha comunque motivato l'azienda, secondo lui, a raddoppiare immediatamente il numero di test, "già alto" prima, su materie prime, semilavorati e prodotti finiti. "Dall'inizio di gennaio, abbiamo effettuato duemila test. A nostro avviso, abbiamo quindi preso tutte le misure di sicurezza necessarie. Tuttavia, le uova di cioccolato prodotte ad Arlon e distribuite in molti Paesi hanno fatto ammalare decine di bambini.

Interrogata da LeSoir Laurence Evrard si è detta “scioccata” dalla vicenda e ha affermato di ritenere "molto improbabile" che i lotti contenenti salmonella siano stati prodotti ben prima del 15 dicembre, dato "il nostro processo di qualità molto esigente". Ferrero si affida quindi all'inchiesta in corso, condotta insieme all'Afsca. "Abbiamo aperto la nostra fabbrica agli ispettori".

Da parte sua, l'agenzia federale non avrà i risultati delle sue analisi nella fabbrica di Arlon fino alla prossima settimana. E avrà bisogno di ancora più tempo per trarre le conclusioni delle sue indagini, che riguardano il processo di autocontrollo dell'azienda, la sua igiene e la tracciabilità dei suoi prodotti. "Stiamo anche studiando da cima a fondo il modo in cui Ferrero gestisce i suoi incidenti", aggiunge Jean-Sébastien Walhin, portavoce dell'Afsca. "Se dovessimo rilevare dei difetti, non esiteremmo a prendere delle misure sanzionatorie. Si tratta di proteggere efficacemente i consumatori, in questo caso i bambini", dice il portavoce.

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