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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
La crisi / Kazakistan

La moglie fu "rapita" dalla polizia italiana, ora Ablyazov vuole guidare la rivolta in Kazakistan

Nel 2013 il caso di Alma Shalabayeva mise in imbarazzo Roma. Oggi vive in esilio a Parigi col marito. Che si autoproclama leader della protesta contro il regime di Astana

Dietro le proteste scoppiate in Kazakistan contro il sistema trentennale di potere che regge il regime autocratico di Astana ci potrebbe essere Mukhtar Ablyazov, almeno stando a quanto dichiara lo stesso uomo, ex banchiere ed ex ministro, oggi in esilio a Parigi. Il suo nome era salito alla ribalta delle cronache italiane e internazionali nel 2013, quando la moglie, Alma Shalabayeva, era stata prelevata da una villa a Roma dalla polizia italiana e consegnata alle autorità kazake. Un vero e proprio "rapimento di Stato", secondo quanto hanno stabilito i giudici di Perugia l'anno scorso.

Le proteste

Ablyazov oggi vive nella capitale francese insieme alla moglie e ai figli, tra cui la piccola Aula, anch'essa arrestata con la madre all'epoca dei fatti di Roma. E guida a distanza un movimento di opposizione chiamato Scelta Democratica. "L'Occidente dovrebbe strappare il Kazakistan alla Russia", ha detto in una intervista alla Reuters. "In caso contrario, il Kazakistan si trasformerà in una nuova Bielorussia e Putin imporrà metodicamente il suo programma: la rifondazione di una struttura come l'Unione sovietica", ha aggiunto.

Cosa sta succedendo in Kazakistan

Che il Kazakistan sia un stretto alleato di Mosca è cosa nota. Sotto la guida trentennale di Nursultan Nazarbayev (il leader a cui è stato dedicato persino il nuovo nome della capitale Astana), il Paese si è legato a doppio filo alla Russia, reprimendo qualsiasi tentativo di maggiore apertura all'Occidente. Ablyazov e altri dissidenti avevano provato nel 2011 a interrompere il regno di Nazarbayev, ma le proteste furono represse con la forza.

L'intervento russo

Lo stesso sta succedendo in questi giorni: il nuovo presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev, il primo a succedere a Nazarbayev dopo la fine dell'Urss, ha chiesto subito aiuto a Mosca per frenare le proteste, scoppiate sulla scorta del malcontento per il repentino aumento dei prezzi del gas. Tokayev, che fa parte dello stesso partito di Nazarbayev e che per molti sarebbe ancora agli ordini dell'ex leader, ha dato l'ordine ai suoi soldati e a quelli russi di "sparare a vista e senza preavviso" sulla folla sui manifestanti, definiti "terroristi" al soldo di potenze estere.

Il risultato è che ci sarebbero già decine di morti (confermati anche dalle stesse autorità governative) e oltre 3mila arresti. ''L'ordine costituzionale è stato ripristinato in tutte le regioni'', ha assicurato Tokayev  al termine di un incontro con alti funzionari. "I terroristi stanno ancora usando le armi, causando danni alle proprietà private", ha aggiunto il presidente, spiegando che "l'operazione antiterrorismo proseguirà fino alla totale distruzione dei militanti".

Il sogno di Ablyazov

Secondo Ablyazov, con il suo aiuto militare, la Russia avrebbe di fatto occupato il Kazakistan. "L'Occidente deve dare il suo contributo affinché Putin non possa occupare questo Paese, l'Occidente deve aiutare la società civile a eleggere liberamente i suoi leader in modo che il Paese possa scegliere la sua strada, una strada democratica come in Occidente". Una strada che magari possa portare alla sua elezione a presidente: "Mi vedo come il leader dell'opposizione", ha ammesso alla Reuters. "Ogni giorno i manifestanti mi chiamano e mi chiedono: 'Cosa dobbiamo fare? Siamo qui: cosa dobbiamo fare?'". Ablyazov si dice pronto a tornare in Patria. Ad attenderlo, però, c'è una condanna per appropriazione indebita di una somma di denaro di 5 milioni di dollari. Un'accusa che il dissidente, che la Francia ha riconosciuto come rifugiato, ha sempre negato.  

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