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La premier britannica Theresa May e il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker a Downing Street ©European Union, 2017   /  Source: EC - Audiovisual Service / Photo: David Mirzoeff

La premier britannica Theresa May e il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker a Downing Street ©European Union, 2017 / Source: EC - Audiovisual Service / Photo: David Mirzoeff

Brexit, Juncker e Parlamento gelano Londra: "Progressi insufficienti"

Stop di Commissione ed eurodeputati alla "fase B" dei negoziati. Il discorso di Theresa May a Firenze non ha convinto Bruxelles

Il discorso della premier britannica Theresa May dal pulpito di Firenze sembrava aver aperto una nuova fase nel difficile negoziato tra Ue e Regno Unito sulla Brexit, con le asce di guerra (tanto a Londra, quanto a Bruxelles) pronte a essere sotterrate. Ma evidentemente, non la pensano cosi’ né la Commissione europea, né il Parlamento Ue, che oggi a Strasburgo hanno gelato i più ottimisti: “Sui negoziati non abbiamo ancora fatto progressi sufficienti”.

Lo ha detto il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, e lo ha messo nero su bianco il Parlamento di Strasburgo votando una risoluzione che critica duramente il modo in cui il Regno Unito ha condotto finora le trattative sui tre punti chiave del negoziato: diritti dei cittadini, accordo finanziario e questione irlandese.

I tre punti della discordia

Detto in altre parole, per l’Ue non ci sono ancora certezze su quale sarà il futuro dei cittadini europei che vivono nel Regno Unito (questione molto cara all’Italia, dato che nel paese britannico vivono circa 500mila connazionali). E non ci sarebbero chiarimenti adeguati sul “conto” che Londra deve pagare prima di lasciare l’Unione europea. Altro aspetto delicato, se il Regno Unito abbandona l’Ue (e quindi il mercato unico e la libera circolazione di cittadini e merci), che ne sarà del confine con l’Irlanda? 
Le aperture che Theresa May aveva fatto a Firenze (soprattutto sui cittadini europei) non devono aver avuto un seguito nei negoziati, vista la reazione unanime dell’esecutivo comunitario e del Parlamento Ue. Juncker sul punto è stato chiarissimo: “I discorsi non sono posizioni negoziali. Rimane del lavoro da fare".  
Per il coordinatore del Parlamento per la Brexit, l’eurodeputato liberale Guy Verhofstadt, "non sono stati fatti progressi sufficienti e, soprattutto per quanto riguarda i diritti dei cittadini, siamo molto preoccupati". 

Il vertice di Bruxelles

Le posizioni di Commissione ed Eurocamera sono un forte segnale in vista del vertice dei capi di Stato e di governo che si terrà il 19 e 20 ottobre a Bruxelles. Un summit che, dopo Firenze, sembrava poter aprire la strada alla “fase B” dei negoziati: una volta determinati i termini del divorzio, si deve passare a stabilire i futuri rapporti tra i due ex coniugi.
Ma a quanto pare, le pratiche per la separazione tra Ue e Regno Unito non si concluderanno prima del prossimo dicembre, quando si terrà un nuovo Vertice tra i 27 e Londra.

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