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Lunedì, 26 Settembre 2022
La sentenza / Regno Unito

Dai giudici britannici ok all'estradizione di Assange, ora la palla passa al governo

Gli Stati Uniti chiedono di poter processare il fondatore di Wikileaks per aver pubblicato documenti segreti sulle guerra in Iraq ed in Afghanistan nel 2010

La magistratura britannica ha formalmente autorizzato l'estradizione negli Usa del fondatore di Wikileaks, Julian Assange. Il giudice capo della Westminster Magistrates' Court, Paul Goldspring, ha emesso la sentenza al termine di un'udienza durata solo sette minuti. Ora il dossier verrà inviato alla Segretaria di Stato dell'Interno del governo di Boris Johnson, Priti Patel, alla quale spetta l'ultima decisione e la firma dell'eventuale ordine di estradizione di Assange che negli Stati Uniti è accusato di diversi crimini, tra i quali lo spionaggio, per aver pubblicato migliaia di documenti segreti sulle guerra in Iraq ed in Afghanistan nel 2010. "È mio dovere inviare il caso per la decisione" del governo, ha detto il giudice Goldspring.

Assange non era in aula, ma era collegato in video link dalla prigione di Belmarsh. Fuori dal tribunale, vi erano diversi manifestanti con cartelli con la scritta "non estradate Assange". Tra loro anche l'ex leader del partito laburista, Jeremy Corbyn, che ha detto di sperare che la Segretaria di Stato all'Interno riconosca la sua "enorme responsabilità" nel difendere la libertà di parola, il giornalismo e la democrazia e decida di rilasciare Assange. "Non ha fatto altro che raccontare al mondo la pianificazione militare, le politiche militari e gli orrori delle guerre in Afghanistan e in Iraq e penso che meriti di essere ringraziato", ha detto.

Il giornalista e attivista 50enne è rinchiuso in un carcere britannico dal 2019, dopo essere stato rifugiato per sette anni nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra per sfuggire all'arresto ed al processo di estradizione. Fu catturato dopo che il presidente del Paese sudamericano, Lenín Moreno, decise di revocargli l'asilo politico e la protezione che gli era stata concessa nell'edificio. Nel Regno Unito sta scontando una condanna per aver violato la libertà condizionale nel 2012 quando appunto si rifugiò nell'ambasciata per evitare un'altra estradizione, quella in Svezia dove era accusato di stupro e violenza sessuale. Negli Usa, l'attivista australiano potrebbe trovarsi ad affrontare fino a 18 capi d'imputazione tra cui quello di spionaggio per aver pubblicato illegalmente informazioni segrete cospirando con l'ex analista dell'intelligence militare Chelsea Manning.

Oltre ad associazioni come Amnesty international, al sua difesa si è schierato in passato anche il Consiglio d'Europa. "I reati che gli sono contestati sono allarmanti perché molti riguardano attività fondamentali del giornalismo investigativo in Europa e altrove" e quindi permettere l'estradizione “su queste basi avrebbe un effetto negativo sulla libertà di stampa”, sostenne Dunja Mijatovic, commissaria per i Diritti umani dell'organismo internazionale.

La battaglia di Assange potrebbe essere ancora lunga. Dopo l'ok dei giudici ora anche un'eventuale firma da parte di Patel dell'estradizione non metterebbe definitivamente la parola fine alla lunghissima battaglia legale del fondatore di Wikileaks, che alla fine di marzo si è sposato in carcere con Stella Morris, uno dei suoi avvocati con la quale ha avuto in questi anni due figli. Anche di fronte all'ordine di estradizione firmato dal governo, Assange potrebbe ancora presentare un ricorso, richiedendo una revisione da parte di un giudice della legittimità della decisione presa.

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