Il probabile successore di May convocato in tribunale: mentì sui vantaggi della Brexit

Boris Johnson durante la campagna referendaria del 2016 sostenne che il Regno Unito con l'uscita dall'Ue avrebbe risparmiato 350 milioni di sterline a settimana

Foto Ansa EPA/ANDY RAIN

Con la campagna per la leadership del partito Conservatore che sta per iniziare ufficialmente una grana giudiziaria colpisce il principale candidato alla successione di Theresa May. Boris Johnson è stato convocato in tribunale per rispondere all'accusa di aver mentito ai cittadini, mentre ricopriva una carica pubblica, durante la campagna per il referendum sulla Brexit del 2016.

L'affermazione falsa

La falsità che potrebbe mettere nei guai l'ex sindaco di Londra ed ex ministro degli Esteri è quella di aver sostenuto più volte che l'uscita dall'Unione europea avrebbe fatto risparmiare ogni settimana al Regno Unito 350 milioni di sterline di fondi che avrebbero altrimenti essere trasferiti a Bruxelles. Un'affermazione che poi si dimostrò essere palesemente falsa.

La denuncia

A lanciare l'accusa e a presentare la denuncia contro Johnson è stato un imprenditore 29enne, Marcus Ball, che ha raccolto più di 400mila sterline con una campagna di crowdfunding, per finanziare il procedimento legale. Nell'ascoltare la scorsa settimana le ragioni dei querelanti, la giudice Margot Coleman non si è espressa nel merito e si è limitata a replicare che al momento "le accuse fatte non sono provate", ma che ci sono elementi legali sufficienti per convocare Johnson, il cui intervento nella campagna per il referendum fu decisivo per la vittoria della Brexit, davanti al tribunale per un'udienza preliminare e per un eventuale rinvio a giudizio. La data di comparizione non è ancora stata annunciata. "Il Regno Unito non ha mai inviato o dato a Bruxelles 350 milioni di sterline a settimana", ha affermato uno degli avvocati di Ball, Lewis Power, spiegando l'accusa lo scorso giovedì dinanzi al tribunale londinese di Westminster.

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"Johnson sapeva di mentire"

"Johnson sapeva che quella cifra era falsa" e "tuttavia optò per ripeterla, una volta e un'altra volta ancora". "La democrazia - ha aggiunto il legale - richiede una leadership responsabile e onesta da parte delle persone che occupano funzioni pubbliche". L'ex sindaco di Londra, che appare come il favorito tra gli 11 candidati a sostituire May alle redini di Downing Street e dei Tory, nega le accuse. Il suo avvocato, Adrian Darbishire, ha sostenuto che l'accusa è inadeguata, una "acrobazia" e che si tratta di una manovra "politica".

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