Johnson positivo al coronavirus: “Dall'isolamento continuerò a lavorare per fermare l'epidemia”

Anche il ministro della Salute e il principale consigliere medico hanno contratto il virus. Il premier dice di avere "sintomi lievi" e ringrazia i medici del Paese: “Batteremo questo male insieme”

Boris Johnson nel suo ufficio

A furia di parlare di immunità di gregge alla fine Boris Johnson avrà deciso di dare l'esempio. Il premier britannico è risultato positivo al coronavirus, e non solo lui- Positivi sempre oggi sono risultati anche il Segretario di Stato alla Salute, Matt Hancock, e addirittura il chief medical officer, Chris Whitty. Tutti si sono messi in autoisolamento per sette giorni, come anche il principe Carlo, di cui pure ieri si è avuta notizia del contagio.

Il video su Twitter

A dare la notizia della malattia è stato lo stesso Johnson, in un video su Twitter, in cui ostenta sicurezza e tranquillità, spiegando che si è messo in isolamento ma che continuerà a guidare il Paese grazie agli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia. “Ho sviluppato sintomi lievi e su consiglio del medical adviser ho fatto il test e sono risultato positivo. Quindi da ora lavorerò da casa. Mi metto in isolamento, è la cosa giusta da fare. Ma state certi che continuerò a comunicare con il mio team per guidare la battaglia nazionale contro l'epidemia”, afferma nel video. 

Il ringraziamento ai medici

Johnson ha poi ringraziato tutti coloro che sono coinvolti nella battaglia contro la pandemia, “ma innanzitutto lo straordinario personale dell'Nhs”, il servizio sanitario pubblico, a cui ieri sera, come gran parte del popolo britannico, ognuno dalle proprie finestre di casa, ha riservato alle 8 in punto un forte applauso. “È stato commovente”, ha spiegato il premier che ha poi rigraziato anche “la polizia, i lavoratori del settore sociale, gli insegnati”, e tutti quelli che stanno prendendo parte “a questo straordinario sforzo nazionale” per battere la malattia. Un pensiero è stato rivolto anche a tutti i cittadini che stano rispettando la quarantena, ma soprattutto “ai 600mila che si sono offerti di fare i volontari per prendere parte allo sforzo nazionale per proteggere le persone più a rischio”. “Ce la faremo”, ha assicurato, ma “per farlo dobbiamo rispettare le misure che abbiamo deciso. Più lo faremo, più velocemente batteremo l'epidemia”.

L'isolamento e i possibili contagi

Johnson lavorerà quindi nel suo ufficio al numero 10 di Downing street, dove ora vive da solo. La sua compagna, Carrie Symongs, che è incinta e quindi categoria a rischio, si era messa da tempo in isolamento nel suo appartamento. Al premier verrà portato il cibo alla porta e nel suo ufficio sono stati installati schermi per permettegli di fare videoconferenze. Già tre giorni prima dell'annuncio, martedì mattina, il premier aveva iniziato a presiedere le riunioni di gabinetto tramite videolink con quasi tutti i suoi ministri. Solo Hancock, Whitty (entrambi ammalati) e Sir Mark Sedwill, il segretario del gabinetto, erano con lui nella stanza. I medici stanno provando a tracciare anche gli altri incontri per isolari altri possibili contagiati nel governo e nel suo staff, che potrebbero non essere pochi.

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La polemica sulle strette di mano

In una conferenza stampa il tre marzo, quando i casi nel paese erano sltanto 100, Johnson aveva minimizzato l'importanza delle misure di distanza sociale. Dopo una visita in un ospedale addirittura disse cadidamente: "C'erano diversi pazienti coronavirus eppure io ho stretto tranquillamente la mano a tutti". La cosa scatenò non poche polemiche e fu lo stesso premier a fare retromarcia una settimana dopo, quando la gravità della situazione divenne più chiara a tutti. "A tutti noi è stata data un'istruzione di non stringere la mano e c'è una buona ragione per non stringere la mano, gli psicologi comportamentali dicono che se non stringi la mano a qualcuno che mandi loro un messaggio importante sull'importanza di lavarti mani", disse.

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