"Ora più che mai, o siamo un'Unione o non siamo niente"

Pubblichiamo l'editoriale di Luca Jahier, presidente del Comitato economico e sociale europeo: "Serve un vero e proprio piano di ripresa, della portata di un piano Marshall o del New Deal. E' il momento del coraggio"

Il presidente del Cese, Luca Jahier

La crisi causata dall'insorgere dell'epidemia del COVID-19 si è trasformata in un'emergenza sempre più grave e mutevole, le cifre e le misure cambiano continuamente in tutta Europa e nel mondo, interessando la società a tutti i livelli.

È la prima volta dopo la fine della seconda guerra mondiale che la comunità mondiale si trova a fronteggiare una crisi così drammatica. Nessun governo in Europa o altrove può seriamente pensare di risolvere da solo una pandemia di queste proporzioni. Tutti gli Stati membri devono unire le loro forze, per sostenersi a vicenda e coordinare un'azione concertata. Un approccio frammentario da parte dei singoli paesi dell'UE è sicuramente l'anticamera della catastrofe. Se non adottiamo ora le decisioni giuste, potremmo non avere l'opportunità di correggerle in seguito.

Il nostro primo pensiero va a chi è stato direttamente colpito dalla pandemia, ma vogliamo allo stesso tempo rendere omaggio ai tanti, non solo nel settore sanitario, che lottano contro il COVID-19, dando prova di coraggio e di un incredibile senso di responsabilità. Dobbiamo sostenere ed elogiare il loro strenuo impegno, garantendo nel contempo misure sanitarie e di sicurezza per tutti loro.

In queste ultime tre settimane le istituzioni dell'UE hanno lavorato senza sosta alla definizione di un piano di emergenza. Hanno preso una serie di decisioni senza precedenti per lottare contro la pandemia di COVID-19 e, dopo alcune iniziali esitazioni, è apparso con evidenza che gli Stati membri non possono, di fronte a una minaccia globale, fare a meno di un approccio coerente e coordinato.

Il CESE (Comitato economico e sociale europeo, ndr) si è adoperato per offrire consulenza e un proprio contributo, anzitutto rilasciando tempestivamente una dichiarazione, adottata dall'Ufficio di presidenza mediante procedura scritta con il pieno sostegno dei gruppi, e in secondo luogo rispondendo alla richiesta del Parlamento europeo di contribuire con tre pareri alla plenaria straordinaria del PE del 26 marzo. Ho inoltre preso personalmente varie iniziative per reagire alla situazione, pubblicando altre dichiarazioni a favore di un approccio #whateverittakes ("adottare tutte le misure necessarie)", in linea con le posizioni del CESE.

L'Unione europea ha adattato le sue regole economiche, che fino ad oggi apparivano incise nel marmo. Ha attivato la clausola generale di salvaguardia prevista dal patto di stabilità e crescita. Ha concesso una maggiore flessibilità nell'applicazione delle norme in vigore per gli aiuti di Stato. Ha modificato il regolamento sulle bande orarie (slot) negli aeroporti e ha esteso alle emergenze sanitarie l'ambito di applicazione del Fondo di solidarietà dell'UE, benché (come ha sottolineato il CESE nel suo parere sul tema) non si sia dimostrata abbastanza ambiziosa nel definire le specifiche operazioni ammissibili al finanziamento per far fronte alla crisi determinata dalla pandemia.

Oltre a tutto questo, è stato messo in campo rapidamente e in modo coordinato un ventaglio completo di aiuti finanziari a livello europeo: 750 miliardi di EUR dalla Banca centrale europea, altri 40 miliardi sotto forma di prestiti della Banca europea per gli investimenti e i 37 miliardi di EUR messi a disposizione dalla Commissione europea a titolo dei fondi strutturali.

L'ultimo Consiglio europeo, malgrado l'impegno di molti capi di Stato e di governo, non ha dato i risultati attesi. Al momento della redazione del presente testo, l'Eurogruppo dispone di due settimane per elaborare un piano.

Il periodo che stiamo attraversando non ha precedenti: i cittadini, le imprese e i lavoratori di tutta l'UE sono sottoposti a uno stress insopportabile e temono giustamente per la loro salute, il loro posto di lavoro e il futuro dei loro figli. Questi tempi chiedono a tutti di dare una prova unanime di coraggio.

63 anni fa, con la firma del Trattato di Roma, i paesi fondatori dell'Unione europea hanno realizzato un sogno: un continente unito, fondato su una visione comune, principi condivisi e un comune destino.

Oggi non si tratta di creare l'Unione, ma di salvarla. Dobbiamo essere in grado di dare una risposta alle emergenze. Il CESE ha invocato un vero e proprio piano di ripresa, della portata di un piano Marshall o del New Deal.

In qualità di Presidente del CESE, conto sui contributi che i nostri membri offriranno, tramite i gruppi e le sezioni, per aiutare ad elaborare scenari e strumenti atti ad affrontare questa crisi. Abbiamo tutta una serie di opzioni davanti a noi, sebbene i contorni non siano ancora del tutto definiti: linee di credito del MES (meccanismo europeo di stabilità), "corona bond", un Tesoro dell'area dell'euro, e persino spese congiunte una tantum.

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Lo sforzo globale di ripresa richiederà la collaborazione di tutte le componenti della società. Nel nostro ruolo di organo consultivo e di rappresentanza della società civile organizzata dell'UE, abbiamo il dovere di contribuire a trovare nuove soluzioni nello spirito di una rinnovata solidarietà europea.

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