Solo quattro italiani su dieci accetterebbero un musulmano in famiglia

Europa spaccata tra Est e Ovest. Paesi ex sovietici meno tolleranti verso ebrei o islamici e contrari ad aborto e matrimoni tra omosessuali

EPA/SHAHZAIB AKBER

È un’Europa divisa quella che emerge dallo studio del Pew Research Center sull’importanza della religione e sugli atteggiamenti nei confronti delle minoranze. Le differenze emergono da una serie di sondaggi condotti dall’istituto americano tra il 2015 e il 2017 tra circa 56mila adulti in 34 paesi dell’Europa occidentale, centrale e orientale. Tra questi dati vi sono anche quelli che riguardano l’Italia nello specifico, dove la popolazione cattolica è circa l’80% del totale, di cui la metà dichiara di andare in chiesa regolarmente. Secondo la rilevazione solo il 43% degli abitanti della Penisola accetterebbero un musulmano come membro della propria famiglia. Aperti a questa possibilità sono invece il 55% dei tedeschi, il 66% dei francesi e addirittura il 74% degli spagnoli. L’apertura ai parenti islamici si ferma invece al 33% in Polonia, 29% in Romania e 21% in Ungheria. Simili divari emergono anche riguardo all’accettazione di ebrei in famiglia, segno che in questi Paesi c'è una certa diffidenza, o forse meglio intolleranza, verso queste minoranze religiose.

Quasi sei italiani su dieci sarebbero però favorevoli ai matrimoni gay. Sul tema delle nozze arcobaleno l’Italia è un Paese “ponte” tra Est e Ovest. Lituania, Lettonia e Bulgaria sono gli Stati meno favorevoli al matrimonio tra persone dello stesso sesso, accettati rispettivamente dal 12%, 16% e 18%. Cifre ben più alte si registrano in Regno Unito (77%), Belgio (82%) e Paesi Bassi (86%), dove il matrimonio omosessuale è già realtà. “L’atteggiamento verso le minoranze religiose”, scrive il Pew Research Center, “va di pari passo con le diverse concezioni di identità nazionale”.

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Lo studio sottolinea che quando i Paesi dell’Est facevano parte dell’Unione Sovietica “escludevano ufficialmente la religione dalla sfera pubblica. Oggi, tuttavia, la maggior parte dei cittadini dell’ex blocco orientale considera l’essere cristiani (cattolici o ortodossi) una componente importante dell’identità nazionale”, spiega la nota dell’istituto americano. Su questo aspetto l’Italia si colloca, assieme a Irlanda e Portogallo, più vicina all’Europa dell’Est che ai Paesi occidentali. Il 53% degli italiani ritiene infatti che la cristianità sia un importante fattore d’identità nazionale. Cifre non così distanti si riscontrano in Paesi ex sovietici come la Polonia (64%), la Lituania (56%) e l’Ungheria (43%). Svedesi, danesi, belgi e olandesi sono invece i popoli che danno meno importanza alla confessione religiosa come valore nazionale, con percentuali di chi si identifica su tale posizione comprese tra il 15 e il 20%.

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