L'Europa piace agli europei. Ma non agli italiani

Ci sono timidi segni di ripresa, ma il Belpaese si conferma tra i meno contenti di appartenere al club comunitario. E così a un anno dalle Europee siamo meno eurofili dei britannici. Lo studio del Parlamento Ue sui sentimenti dei cittadini comunitari. Che nei movimenti cosiddetti "populisti" vedono un segnale di speranza

CLAUDIO ONORATI/ANSA/DEF

Non siamo al divorzio, a tirare i piatti come hanno fatto, non senza qualche rimpianto, i britannici, ma di certo non è sbocciato di nuovo l'amore tra l'Italia e l'Europa. E se mai c'è stato, il sentimento europeo fa fatica a tornare anche ora che gli anni più bui della crisi si allontanano. 

A un anno esatto dalle elezioni europee del 2019, l'Italia dà infatti segni di timida ripresa quanto a sentimenti pro-europei, ma la musica non cambia: siamo sempre in fondo alla classifica dei paesi eurofili. Per quanto la percentuale di chi apprezza la Ue passi dal 36 al 39%, con un più 3% rispetto a sei mesi fa, nel Belpaese a Ue non tira e il nuovo probabile governo, figlio del matrimonio di due forze euroscettiche, ne è in fondo la naturale conseguenza. O, almeno, un ulteriore sintomo di questo disamore europeo. Tanto per fare un paragone, i britannici che hanno staccato la spina dalla Ue vedono comunque ben più positiviamente di noi - sono al 47% di giudizio positivo contro il nostro 39% - l'appartenenza a quel club comunitario che peraltro hanno deciso di abbandonare. 

La tua voce conta in Europa?

Peggio dell'Italia, stanno solo i croati, al 36% di giudizio positivo, ed i cechi, al 31%. La media Ue è del 60%, il record dal 1983, con i lussemburghesi a guidare la lista dei più eurocontenti, l'85% della popolazione, seguiti da irlandesti, 81%, tedeschi e olandesi, al 79%. Il giudizio negativo non finisce: solo il 30% degli italiani considera che la sua voce conta nell'Ue, contro una media europea del 48%. Ultimo posto in classifica sul fronte dei benfici: solo il 44% degli italiani considera che l'appartenenza al club comunitaria sia stata beneficiosa, un dato in decisa crescita, un +5%, ma molto lontano dalla media Ue del 67% ed anche dal penultimo paese in classifica, la Gran Bretagna al 53%. 

A un anno dalle europee: i temi della campagna

Per gli italiani, i temi centrali per la prossima in campagna elettorale sono l'immigrazione (66%), la lotta alla disoccupazione giovanile (60%), l'economia e la crescita (57%) e la lotta al terrorismo (54%). Parzialmente diverse, invece, le questioni che stanno più a cuore in media agli europei: quasi la metà (49%) mette al primo posto la lotta contro il terrorismo, poi disoccupazione giovanile (48%), terza l'immigrazione (45%) e infine economia e crescita (42%). Serve quindi, secondo la maggior parte degli europei (56%) e ancor più degli italiani (71%), un "vero cambiamento" e questo, secondo gli intervistati, può essere portato avanti dai movimenti e partiti anti-establishment. 

Come portare gli elettori a votare

Quanto al tema specifico delle elezioni europee, per il 53% degli italiani intervistati la scelta del presidente della Commissione Ue da parte dell'Europarlamento li motiverebbe ad andare a votare, mentre per il 68% ci dovrebbe essere un dibattito sulle questioni europee e sul futuro dell'Ue. Allo stesso tempo il 42% degli italiani vorrebbe attribuire al Parlamento europeo un ruolo più importante (media Ue al 47%), mentre il 28% ridurne i poteri. Il 34% dichiara anche di avere un'immagine positiva dell'istituzione, mentre il 22% ne percepisce una negativa.

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"Le prossime elezioni europee - il commento del Presidente del Parlamento Ue Antonio Tajani - saranno senza dubbio una battaglia, non solo tra i partiti tradizionali di destra, sinistra e centro, ma anche tra coloro che credono nei vantaggi di proseguire con la cooperazione e l'integrazione a livello dell'UE e coloro che vanificherebbero i risultati raggiunti negli ultimi 70 anni".

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