Coronavirus, "italiani discriminati a Bruxelles". Ma l'Eurocamera smentisce

L'accusa dell'eurodeputato Tajani dopo il provvedimento del Parlamento che ha invitato il personale a restare a casa se ha soggiornato nelle ultime settimane nelle regioni del Nord. La replica: "Misura rivolta a tutti a prescindere dalla nazionalità"

L'eurodeputato Antonio Tajani

No a "un atteggiamento discriminatorio nei confronti degli italiani, a cominciare dal Parlamento europeo". L'eurodeputato e numero due di Forza Italia, Antonio Tajani, non ha gradito la decisione dell'Eurocamera di vietare temporaneamente l'ingresso agli uffici di Bruxelles del personale che nelle ultime due settimane ha soggiornato nelle regioni del Nord colpite dall'epidemia di coronavirus. 

"Non bisogna esagerare, né creare allarmismi - ha attaccato Tajani - L'Italia non è un lazzaretto e non possiamo subire dei contraccolpi economici ingiusti. In Italia ci sono diversi casi in alcuni comuni, non c'è una pandemia. Occorre fare una comunicazione corretta, che ci sia collaborazione tra le istituzioni", ha aggiunto. "Un conto - ha continuato - è venire da un comune dove c'è un focolaio, un altro è arrivare da una regione dove non si è registrato nessun caso. E allora non dovrebbero arrivare nemmeno dalla Germania o da altri Paesi in cui si sono registrati dei casi di coronavirus. Mi pare una reazione ingiustificata che crea panico e un danno al nostro Paese".

Accuse cui il Parlamento europeo ha risposto sottolineando come le restrizioni siano rivolte a tutti i dipendenti del Parlamento (quindi a tutti gli appartenenti alle 27 nazionalità dell'Ue) e non solo a quelli di nazionalità italiana, che negli ultimi 14 giorni sono passati da Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto. Nessun tipo di discriminazione, dunque, verso gli italiani.

Resta il fatto è che nel resto dell'Ue, soprattutto dopo il caso di Tenerife in Spagna, dove è stato individuato un turista italiano affetto da influenza di coronavirus, cresce la preoccupazione per potenziali contagi legati ai nostri connazionali o chi ha viaggiato nel Belpaese. A Charleroi, uno dei due aeroporti che servono Bruxelles e che ha diversi collegamenti con l'Italia, diversi passeggeri si sono lamentati per l'assenza di controlli su chi proveniva dal nostro Paese. Per il momento, né la direzione dell'aeroporto, né il ministero della Sanità belga hanno annunciato misure particolari se non quella di comunicare una serie di istruzioni per il personale di Charleroi e per i viaggiatori su cosa fare nel caso venga individuato un potenziale contagiato. 

Intanto, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha emesso un parere aggiornato sull'epidemia di coronavirus in cui afferma che il rischio per le persone dell'Ue e del Regno Unito che "viaggiano o risiedono in aree con presunta trasmissione comunitaria" del coronavirus "è attualmente elevato". Il riferimento è chiaramente, ma non solo, al Nord Italia. "L'impatto di una o più infezioni è considerato elevato, soprattutto per le popolazioni anziane" con più patologie, conclude la nota. Parole che potrebbero spingere i governi Ue ad aumentare i controlli nei confronti dei nostri connazionali. 

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