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Venerdì, 21 Giugno 2024
Senza paracadute

L'Italia non è assicurata contro alluvioni e incendi. E così a pagare è lo Stato

Negli ultimi 40 anni, gli eventi estremi hanno provocato danni per 91,5 miliardi. Ma solo il 7% era coperto da polizze. In Olanda la quota è dieci volte più alta

Come hanno dimostrato gli ultimi fenomeni meteorologici, dall'alluvione in Romagna agli incendi devastanti al Sud, l'Italia è tra i Paesi europei più esposti agli eventi estremi legati al cambiamento climatico. E secondo gli esperti, la frequenza di tali eventi aumenterà sempre più in futuro. Eppure, solo una impresa agricola su dieci è coperta contro i potenziali danni da calamità naturali. Ancora più bassa la quota tra i privati proprietari di casa. Siamo come un'auto lanciata a tutta velocità in una strada trafficata, e senza assicurazione. In Ue, a dirla tutta, non siamo i soli, come ha segnalato di recente la Banca centrale europea (Bce). Ma tra i grandi Paesi del blocco, siamo quelli messi peggio.

Un peso per le casse pubbliche

Il motivo per cui la Bce si è pronunciata sulla questione delle assicurazioni contro le calamità naturali è dettato dal peso crescente che i danni degli eventi estremi stanno avendo sulle casse pubbliche. Secondo uno studio dell'Agenzia europea per l'ambiente, tra il 1980 e il 2021, le perdite economiche dovute a questi eventi ammontano a 560 miliardi di euro in tutta l'Ue. Solo il 30% di tali perdite era coperto da polizze ad hoc. In Italia, il conto dei danni è di 91,5 miliardi di euro: l'assicurazione, però, è scattata in appena il 7% dei casi, il resto lo ha messo lo Stato. Anche Germania e Francia hanno registrato decine di miliardi di danni (anche superiori a quelli del nostro Paese), ma la copertura assicurativa è stata rispettivamente del 47 e del 52%. In Olanda la quota coperta è stata addirittura del 77%. In altre parole, il peso per le casse pubbliche di alluvioni e incendi in questi Stati membri è stato notevolmente inferiore rispetto a quello registrato in Italia. 

Danni economici annuali causati da eventi estremi legati alle condizioni meteorologiche e climatiche negli Stati membri dell'Ue (Fonte: Aee)

Secondo la Banca centrale europea, "i rischi di catastrofi naturali possono influire negativamente sulle finanze pubbliche e sulla sostenibilità del debito di un Paese" e anche "sulla qualità del credito e sui tassi di finanziamento del debito". Problemi che valgono ancora di più per chi, come l'Italia, soffre di un elevato debito pubblico. Non a caso, nell'evidenziare le conseguenze degli eventi estremi per la sostenibilità dei debiti pubblici, lo studio della Bce pone il nostro Paese tra quelli nella fascia più a rischio sia per alluvioni, sia per incendi. In altre parole, nel prossimo futuro, non ci saranno solo gli shock economici, o le crisi bancarie a mettere alla prova la solidità delle finanze italiche: dovremo guardare anche al meteo. 

Percentuale di copertura assicurativa dei danni causati da eventi estremi (1980-2021) negli Stati membri dell'Ue (Fonte: Bce)

Ecco perché la questione della copertura assicurativa è sempre più centrale. A marzo 2022, scrive la Reuters, solo il 5% delle famiglie italiane era coperto contro le calamità naturali, secondo l'associazione Ania. Non va meglio sul fronte delle imprese: l'alluvione in Emilia-Romagna e le grandinate nel Nord hanno colpito duramente l'agricoltura, ma nel 2021 solo il 10,5% dei terreni agricoli italiani era assicurato, secondo i dati dell'Ivass, l'istituto di vigilanza del settore.  Per fare un confronto, nello stesso anno, il livello di copertura delle colture negli Stati Uniti ha raggiunto il massimo storico del 74%.

"La sottoassicurazione (dell'Italia, ndr) è evidente", ha ammesso l'Ivass alla Reuters. Secondo l'istituto di vigilanza, le ragioni di questa carenza vanno cercate nelle complessità burocratiche, nell'alto costo delle coperture e in una preponderanza di piccole imprese che preferiscono rischiare piuttosto che aumentare le proprie spese. "Dobbiamo superare la riluttanza delle imprese e delle famiglie a stipulare assicurazioni contro le calamità naturali", aveva detto il ministro delle Attività produttive, Adolfo Urso, lo scorso giugno annunciando che il governo è al lavoro su un sistema di incentivi pubblici per spingere imprenditori e famiglie a proteggersi dai rischi climatici.

Polizze pubblico-private

Del resto, senza l'intervento dello Stato, è complicato trovare un equilibrio tra le esigenze delle aziende e quelle delle assicurazioni: i primi vogliono pagare polizze che abbiano un rapporto costi/benefici adeguato, i secondi temono di venire sommersi dai risarcimenti dato gli effetti sempre più devastanti dei cambiamenti climatici. La Bce, non a caso, sottolinea come buone prassi gli schemi, già in atto in alcuni Paesi Ue (come in Francia e Spagna), che prevedono la compartecipazione pubblico-privato per aumentare la copertura assicurativa contro le calamità naturali. Nel Regno Unito, dove il principale disastro naturale è rappresentato dalle inondazioni, le persone che vivono in aree a rischio in case costruite prima del 2009 ottengono un sussidio grazie a un programma chiamato Flood Re, lanciato nel 2016. La riassicurazione è parzialmente finanziata da un'imposta su tutte le assicurazioni sulle case vendute nel Paese.

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