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Martedì, 31 Gennaio 2023
Covid-19

In Italia record di autocertificazioni di viaggio durante il Covid, ma erano inutili

Sono costati oltre 4 milioni di euro. Per la Corte dei conti Ue oltre il 90% delle 'scartoffie' digitali sono state emesse su richiesta delle autorità italiane, ma i Plf non venivano condivisi con gli altri Paesi

Per una volta l'Italia è prima in Europa, ma non c'è molto di cui essere fieri. Durante la pandemia il belpaese ha chiesto a chi viaggiava una mole impressionante di moduli da compilare coi propri dati, compresi l'aeroporto di partenza e destinazione, il posto a sedere e l'indirizzo di soggiorno dopo il volo. Dei circa 27 milioni di moduli di viaggio rilasciati nell'Ue fino a febbraio 2022, il 91,6% sono stati richiesti dall'Italia. A certificarlo è stata la Corte dei conti europea, che ha espresso forti dubbi in merito alla loro utilità.

 Il fiasco dei Plf

Dopo la compilazione da parte dei passeggeri i moduli non venivano trasmessi agli altri Paesi Ue, vanificando dunque parte del loro compito: quello di prevenire la circolazione del Covid-19 attraverso un attento tracciamento dei casi. Eppure l'Ue aveva speso 2,9 milioni di euro per mettere su una piattaforma di condivisione dei moduli, i cui dati di utilizzo sono irrisori: i revisori contabili hanno stabilito che "sono stati scambiati solo tre moduli nel 2021 e 253 nei primi due mesi del 2022". Tutti questi, tranne uno, provenivano dalla Spagna. Al bilancio del fiasco dei Plf (il nome ufficiale dei moduli di viaggio che sta per Passenger locator form), vanno aggiunti anche gli 1,3 milioni di euro stanziati per sviluppare le scartoffie digitali. 

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La necessità di strumenti comuni

"Per coordinare le restrizioni alla libertà di circolazione e agevolare i viaggi era cruciale che tutti i Paesi dell’Ue adottassero strumenti comuni, nonostante ci trovassimo in una situazione senza precedenti", è stato il commento di Baudilio Tomé Muguruza, membro della Corte dei conti. "Non tutti gli strumenti dell’Ue sono stati utilizzati dagli Stati membri e il successo riscosso dal Green pass non si è replicato con gli altri strumenti", ha aggiunto.

Il successo dei Green pass

La relazione speciale pubblicata dalla Corte dei conti europea mette l'accento sulla differenza di utilità tra i Plf e il cosiddetto Green pass, i codici Qr che permettevano di viaggiare a chi aveva fatto il vaccino, era guarito dal Covid o era risultato negativo al tampone. Questo "è stato l’unico strumento usato da tutti gli Stati membri, oltre che addirittura da 45 Paesi che non fanno parte dell’Unione". Insomma, "solo il Green pass ha contribuito a coordinare le restrizioni di viaggio tra i Paesi dell’Ue ed è servito ad agevolare i viaggi durante la pandemia di Covid-19", ha stabilito la Corte dei conti Ue che ha implicitamente bocciato i moduli preferiti dalle autorità italiane. 

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